HAMSIK EMBLEMA DELL’INVOLUZIONE DEL NAPOLI

Marek Hamsik sul banco degli imputati. Non segna e non gioca più come nei primi due mesi della stagione. E tutto ciò l’innervosisce fino al punto di farsi espellere per un “vaffa” nei confronti dell’arbitro. Che succede allo slovacco? Cosa non funziona? Domande lecite alle quali si può dar risposta tenendo conto del tipo di giocatore di cui si parla e del contesto squadra in cui opera. Hamsik finora ha segnato 7 reti (due su rigore). L’ultima su azione risale a Napoli-Cagliari del 23 novembre. E’ chiaro che qualcosa si è inceppato nel rapporto tra lo slovacco e il gioco del Napoli. Domenica a Verona si è visto Reja suggerire ai suoi centrocampisti di servire Hamsik, spesso ignorato. Suo è stato l’assist per il gol di Lavezzi, poi nulla più. Insomma, la crisi del centrocampista va letta nell’involuzione di gioco della squadra, che fuori casa è ancora più evidente. Hamsik è un centrocampista al quale non gli si può chiedere di dare robustezza in fase difensiva ma che va esaltato in attacco, dove occorre favorirne la sua capacità di inserirsi e giocare tra le linee. Ad inizio stagione, con la squadra in forma e che agiva in maniera più ordinata e intelligente, anche Hamsik vedeva impreziosito il suo acume tattico. Dal momento in cui il Napoli ha iniziato a giocar male e improvvisare la manovra, lo slovacco –così come Denis- è stato emarginato dal gioco, per lui è dunque più difficile trovare il momento giusto per inserirsi quando tutto passa solo per le serpentine del Pocho e non esistono più tracce delle volate sulle fasce che creavano scompiglio nelle difese rivali e pertugi nei quali proporsi.

Il baby accusa e si innervosisce, si sente trascurato, non sfruttato appieno e finisce con l’andar fuori di testa. Per Reja il problema è generale, ammettendo implicitamente qualche sua responsabilità: “Hamsik ha buoni tempi di inserimento, se la squadra non gira a dovere lui ne risente. E’ il gruppo che deve essere capace di esaltarne le sue qualità. Dunque non parlerei di crisi del singolo”. Che col Catania ha sbagliato un rigore, mostrando comunque di non attraversare un periodo brillante di condizione. “Ma quale crisi –sbotta Marino-. Magari anche altri giocatori avessero segnato 7 gol fin qui!”. Il direttore finge di non vedere il problema, che comunque concerne tutto il Napoli. E questo lo allarma di più. Negli spogliatoi di Verona la sua faccia faceva trasparire sensazioni interne poco positive. Indipendentemente da Hamsik. Che non è un brocco, o uno che ha dimenticato come si gioca, ma che forse è anche un po’ sopravvalutato. E allora in tempo di mercato sorge spontanea una domanda: e se Marino accettasse i 40 milioni offerti dall’Inter?     

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