L’ ASSENZA DAI CAMPI DI GIOCO DEL BOGLIA PONE DEGLI INTERROGATIVI

Personalità, mentalità, coraggio…tutte parole che non si trovano nel mercato del calcio e non fa differenza se sia Giugno o Gennaio. La dirigenza azzurra ha da sempre rimarcato queste parole, nella gerarchia dei difetti di squadra, come i primi problemi da risolvere. Bene, è giusto che sia così, spronare soprattutto i più giovani con qualche strigliata o tirata d’orecchie, ne giova per una buona crescita soprattutto se si parla di ragazzi dalle grandi potenzialità proiettati verso un futuro luminoso, ma la società? Sembra quasi l’esempio più ovvio del motto “Fa ciò che dico ma non fare ciò che faccio”.

La società non è immune da qualche responsabilità, anche la dirigenza crea i suoi piccoli casi che diventano sale per addetti ai lavori e pepe per chi, invece, sembra esserci dentro fino al collo. Conosciamo ormai benissimo le sorti di un calciatore come Samuele Dalla Bona, un ragazzo che ha vissuto un’involuzione drammatica da centrocampista fuori categoria, in serie B, a sconosciuto di lusso per poi cercare con insistenza una nuova maglia; caso simile riguarda anche Savini, anche se per Mirko i problemi sono più che altro contrattuali, e adesso spunta anche Mariano Bogliacino. Certamente non va dimenticato l’infortunio in Coppa Intertoto che lo ha costretto ai box per un lungo periodo con la conseguenza di ricominciare una preparazione nettamente dopo rispetto ai compagni, ma le voci di mercato, l’impiego col contagocce e le varie voci che fanno a cazzotti fra loro non aiutano la serenità del gruppo. Tutto questo, per quale motivo?

Partiamo dal punto principale, ossia il mercato: è chiaro che Bogliacino fa gola a molte società di massima serie, ma c’è una società in particolare che lo corteggia e lo richiede senza troppe mezze frasi nonostante sia in serie B: il Parma. Sarebbe comodo quasi per tutti un trasferimento dell’uruguayano in maglia giallo-blu, in primis per il Napoli che è alla ricerca disperata di un organizzatore di gioco, un regista puro praticamente, e nonostante tutto sembra essere abbastanza chiaro come il Napoli abbia individuato in Luca Cigarini, attualmente in comproprietà tra Atalanta e Parma, l’uomo giusto per ricoprire quel compito.

Luca Cigarini risponde in tutto e per tutto all’identikit che il Napoli ha stilato fin dai primi giorni di vita: ingaggio basso, giovane promessa e utilità all’interno del gruppo. Chiaramente anche il Parma ne gioverebbe in questa trattativa poiché si ritroverebbe un calciatore utilissimo per il suo organico e con ingaggio accettabile. Dov’è il problema? Il problema è il tira e molla che va avanti in modo costante: Cigarini poteva accasarsi alla Juventus o al Milan in estate e invece scelse l’Atalanta che, con tutto il rispetto dovuto, non è una società di prima fascia; guarda caso, qualche giorno dopo il Napoli cede la comproprietà di Garics proprio all’Atalanta. Forse sarà stato solo un caso se ignoriamo come il Napoli nel Gennaio 2007 cercò invano di appropriarsi del cartellino del giovane centrocampista emiliano, ma è stata un’idea che lungo andare ha stuzzicato le idee partenopee cominciando a pensare seriamente al suo acquisto. Il Parma vorrebbe il centrocampista subito cedendo, però, Cigarini solo a Giugno; il Napoli vuole che la trattativa porti i due a passarsi la staffetta solo in estate e Bogliacino accetterebbe Parma solo in caso di promozione. In tutto questo c’è una società, il Parma, che dichiara l’interesse per il calciatore e il Napoli, invece, che la smentisce…a cosa porta tutto questo? Porta ad un Bogliacino insicuro e costretto a giocare solo se un compagno dichiara forfait, come domenica con la squalifica di Hamsik, oltre ad un minutaggio bassissimo che non lo aiuta a recuperare del tutto in ottica di ritmo partita.

Sarebbe evitabile tutto questo? Certo, non c’è niente di male dichiarare chiaramente come stanno le cose in realtà, soprattutto in un calcio dove gli euro sembrano più in uscita dalla scatola del monopolio piuttosto che dai bilanci. Forse sarebbe anche giusto rispolverare ed emulare quel tanto decantato “Stile Juventus”, e non ci riferiamo allo stile triade con tutti i papocchi combinati, ma ad uno stile di serietà e trasparenza unica dove la punizione arriva puntualmente come la lode o la dichiarazione aperta.Anche perché, diciamolo schiettamente, la piazza comincia a rumoreggiare per l’apparente passività sul mercato, svelare qualche retroscena o fare chiarezza su qualche situazione spinosa porterebbe il tifoso a sentirsi quasi partecipe o considerato limitando mugugni o musi lunghi, tutto senza pensare troppo alla scaramanzia perché, ad ogni modo, chi governa una trattativa è sempre colui che ha denaro fresco da investire e se non li hai…beh, allora è tutto inutile.

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