Tutti i perchè della “crisi” di Callejon

Lo spagnolo, a secco dalla sfida del Manuzzi contro il Cesena, è entrato nel mirino di stampa e tifosi. Eppure..

6 gennaio, stadio Manuzzi di Cesena. La mezza girata di Callejon apre la strada al rotondo successo azzurro, 1-4 il finale, e consente all’esterno spagnolo di trovare il nono gol in campionato (e nella stagione). Da quel momento in poi un calvario realizzativo ha colpito l’ex Real Madrid, andato a bersaglio ben 20 volte nella passata stagione e non certo abituato, almeno da quando veste la maglia azzurra, ad un periodo di astinenza dal gol così importante, se si esclude proprio quello che ha preceduto la rete di Cesena, quando l’ultima perla di “Calleti” risaliva alla sfida contro la Roma, datata 1 novembre; una “crisi”, se così si può definire, a cui sono state attribuite le più disparate motivazioni da stampa e tifosi, in primis la volontà del calciatore di lasciare i partenopei al termine della stagione.  Ma..

LAVORO SPORCO- Ma probabilmente c’entra molto altro, volendo restare alle questioni di “campo”, in primis la fase difensiva : chi guarda le partite e non solo i tabellini si accorgerà senza dubbio del massacrante lavoro in fase di non possesso svolto da Callejon. Indicazioni tattiche di Benitez, certo, ma anche naturale predisposizione al sacrificio: nella gara di ritorno contro il Trabzonspor, a qualificazione abbondantemente acquisita, lo spagnolo è andato a coprire, a 15 minuti dalla fine, l’out destro lasciato vuoto da Mesto dopo un’incursione offensiva, il tutto dopo più di un’ora passata a cercare costantemente il gol, negatogli ripetutamente dai guantoni di Arikan e dal palo centrato al 71’. Non si cade in errore, dunque, affermando che Callejon passi più tempo nella propria trequarti che in quella degli avversari, un lavoro che, naturalmente, a lungo andare incide sulla sua lucidità sotto rete.

Calle InsigneQUANTO GLI MANCHI LORENZO- Tanto, senza ombra di dubbio. Era diventato il regista della squadra, ma soprattutto il regista di Callejon; il piede fatato dello scugnizzo partenopeo era musica per le orecchie e occasioni a raffica per Josè, pronto a tagliare come un fulmine facendo ammattire le difese avversarie non appena Insigne toccava palla e si girava, caratteristiche, queste, non propriamente “di casa” né per De Guzman (corsa e inserimenti le sue doti migliori) né tantomeno per Mertens, portato più a puntare l’uomo e calciare verso la porta che alzare lo sguardo e servire i compagni. Come dimenticare il gol realizzato contro la Juventus nella passata stagione? O quello contro il Torino al San Paolo quest’anno? Non è un caso che proprio da quel maledetto infortunio patito a Firenze da Lorenzo, Callejon abbia iniziato a segnare e vedere la porta con il contagocce. Una “crisi” che, dunque, tanto crisi non è.

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