TUTTI PAZZI PER LORENZO
Dalle lacrime ai sorrisi, dagli insulti all’esaltazione generale. Ripercorrendo gli stati d’animo di Lorenzo Insigne c’è tutta l’essenza della napoletanità. Siamo un popolo passionale che vive di calcio e per il calcio come Lorenzo, figlio della nostra terra che da bambino sognava di calpestare l’erba del San Paolo quando, come uno scugnizzo, era a bordo campo a raccattare i palloni. Tanti sacrifici, tanta gavetta per salire la china fino alla prima squadra, fino all’annata memorabile del Pescara di Zeman o, se vogliamo, di Insigne, Immobile e Verratti. Lui, con le spalle forti e la convinzione di quei ragazzi che si sono “fatti” per strada, col talento di chi col pallone riesce a fare ciò che vuole è riuscito, tra lo scalpore di alcuni e la gioia di altri ad affermarsi fino ad arrivare allo sfortunato mondiale brasiliano
Il Ragazzino – Arrivato in serie A era il “ragazzino” come amava chiamarlo Mazzarri, termine che è sembrato da sempre un po’ irrispettoso nei confronti di uno che aveva classe e talento da vendere. Arrigo Sacchi, non uno qualunque, ci tenne a dire che dopo Totti era Insigne il talento migliore del calcio nazionale. Ma poi si sa, nemo profeta in patria, e qui diventa tutto difficile per Lorenzo anche e soprattutto quando arriva Rafa Benitez, uno dei migliori allenatori del panorama mondiale e lo mette esterno alto del 4-2-3-1 e spesso titolare al posto di Mertens che con le sue sporadiche apparizioni incanta a suon di gol e assist.
Scelte di Benitez – Difficile andare a spiegare il perché delle scelte di Benitez, soprattutto quando Lorenzo, incaponendosi nella sua famosa giocata ed abbandonando la voglia di sacrificarsi, forse perché malconsigliato da qualcuno che lo convinceva di giocare fuori posizione incomincia ad inanellare delle brutte prestazioni accompagnando quelle della squadra smarrita in questo inizio di stagione. La sua grande capacità aerobica gli permette di essere pericoloso in attacco accorciando la squadra nella fase difensiva ma la qualità che lo differenzia dagli altri elementi del reparto è soprattutto la capacità che ha Lorenzo di fare il regista avanzato e lanciare le punte che cercano la profondità. Gli hanno fatto male i fischi alla sua uscita dal campo, l’ha mostrato palesamente con un gesto di disappunto, lo stesso disappunto mostrato anche in qualche altra occasione come nel ritiro a Dimaro.
Il nuovo autunno di Lorenzo ha restituito il vecchio campione, capace di essere determinante in zona gol e non solo in termini di assist. Diversi sono i cioccolatini confezionati una volta per Marek, l’altra per Higuain. La partita con il Torino sembrava una di quelle stregate. Errori a ripetizione per Lorenzo ed a fine primo tempo, mentre tutti auspicavano la sua sostituzione, Benitez ha continuato a credere in lui e quella si è trasformata nella partita della svolta. Un gol ed un assist ed il Napoli ha recuperato lo svantaggio lanciandosi verso una rimonta stagionale. Dai fischi agli applausi per Lorenzo che contro la Roma è stato autore di una prestazione maiuscola e non a caso è arrivato anche il rinnovo fino al 2019, proprio quando c’è stato il silenzio radio dei suoi procuratori. Forse Lorenzo ha capito che il miglior testimonial per lui e per la sua carriera è e potrà essere solo Rafa Benitez…. Altro che posizione in campo!
FRANCESCO CAPODANNO

