RIFONDARE IL CENTROCAMPO, ANCHE SENZA BEHRAMI

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A Napoli siamo un po’ così, passionali e conformisti. In quest’ottica si è amplificato il mito di Valon Behrami. Sicuramente un calciatore di una spanna superiore in quanto a tenacia e determinazione oltre che alla voglia di dare tutto in campo. Uno di quei calciatori di cui i tifosi non possono fare a meno perché simboleggia il guerriero, l’ultimo baluardo. Difficile demolire questo mito perché l’anticonformismo non è cosa semplice, si rischia di scottarsi o di non essere stimati soprattutto se, poi, la maggior parte della critica ci mette del suo per amplificare questo mito. Venerato come un eroe, soprattutto nella passata stagione a dire il vero, l’uomo in più che trovavi in qualsiasi posizione del campo in fase difensiva, portato in trionfo soprattutto nelle partite della battaglia. L’aspetto che, da anticonformista però, si è subito palesato è stato la sua moderata abilità in fase propositiva e costruttiva. Tolta la sua valenza sul piano dinamico e temperamentale facciamo fatica a ricordare qualche assist di pregio o qualche costrutto tattico del valoroso Valon. Di gol non ne parliamo nemmeno perché non sono, di sicuro, il pezzo pregiato del suo repertorio, considerato che non segna in serie A da quando ci è arrivato per la seconda volta cioè dal 26 gennaio 2011 alla Fiorentina. Il centrocampo del Napoli è un problema atavico, costruito, così com’è, dissipando anche un bel po’ di quattrini dalla precedente gestione ma senza mai arrivare alla quadratura del cerchio. In quest’ottica rientra anche Behrami. Finché la condizione atletica lo ha retto è stato considerato indispensabile anche per la posizione difensiva in campo di schermo davanti alla difesa tagliata sulle sue caratteristiche. Tutto ciò ne ha esaltato le  qualità tanto che alcuni, troppo frettolosamente, lo hanno definito un top player. Il modo di giocare propositivo, l’esemplificazione  della qualità a discapito della quantità, oltre che un piccolo scadimento della forma fisica, hanno fatto si che Valon abbia perso i gradi dell’indispensabilità. Del resto la squadra è riuscita a vincere anche senza di lui proprio contro l’Inter, convinta di avere la meglio su una rosa priva degli uomini preferiti dal precedente tecnico. Anche al cospetto dei grandi centrocampisti europei il soldato ha dovuto ammainare la bandiera bianca. Il centrocampo dell’Arsenal e del Borussia hanno surclassato quello azzurro nonostante l’ottima figura fatta in Champions dalla squadra. La Fiorentina, dalla sua cessione ha incassato 8 milioni, con cui ha potuto brindare all’acquisto di due calciatori del calibro di Valero e Pizzarro. Ecco, questi calciatori avrebbero potuto innalzare il tasso tecnico di questa rosa ed oggi il Napoli non sarebbe alla ricerca di nuovi elementi per la mediana. Anche perché, se si vuole un Napoli sempre più competitivo, considerando il calcio bailado proposto da don Rafè, facciamo fatica ad immaginarlo come perno del centrocampo. Song  e Mascherano sono nomi interessanti ma ci aiutano soprattutto a comprendere che il calcio non è fatto né di miti, né di miracoli quindi auguriamo al Napoli un buon…. mercato!

 

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