Più forti di tutto

Pur soffrendo contro l’Udinese (e l’arbitro …) e nonostante un leggero calo fisico, il Napoli ha meritato di vincere e dimostrato la sua forza attuale. E ora occhio alla sosta …

Chi diceva che gli azzurri a Genova, pareggio a parte, non avevano giocato bene è stato puntualmente smentito. Ci è voluta la mano di Dio e un colpo da biliardo di Higuain (duecentesima perla in carriera: auguri!) per avere ragione dell’Udinese, ma il successo striminzito ottenuto contro i friulani non deve ingannare. Se si pensa che il Ciuccio nell’arco dei 90′ ha creato qualcosa come una decina di palle-goal più nitide che mai. Se si tiene conto dell’atteggiamento coriaceo del collettivo di Colantuono, catenacciaro ma non troppo viste le sue frequenti folate offensive. E soprattutto se si considera l’arbitraggio da codice penale del signor Celi, colpevole di aver negato ai partenopei due rigori grossi come una casa, di aver sorvolato sulle sgambettate bianconere e di aver abboccato ai tuffi stile Klaus Dibiasi di Aguirre. Ma dinanzi all’orchestra perfetta messa su da Sarri tali chiacchiere da bar si sciolgono come neve al sole. Anche se certi torti non si dimenticano. E sono indice di scarso gradimento del Napoli da parte delle alte sfere, alle quali forse garba di più ammirare la Roma in cima.

Meglio parlare di altro. Per esempio, della pazienza avuta dagli azzurri nel perforare il muro eretto dagli avversari. Che Colantuono non sia un amante dell’estetica è cosa risaputa. Eppure chi mai s’aspettava di vedere Lodi in marcatura su Jorginho? Sì, il conterraneo di Insigne, uno che i goal li fa segnare ai suoi compagni piuttosto che impedire agli altri di andare a bersaglio. C’è da dire però che il tecnico romano la sfida l’ha preparata benino: Edeinilson e Widmer pronti ad alternarsi in fase di copertura e affondo, Fernandes lesto a svariare sulla trequarti come Thereau a non dare riferimenti in attacco. E dalla cintola in su pressing e chiusure a tappare ogni spazio al Napoli e complicargli la costruzione del gioco, specie all’altezza della mediana. Il Pipita, hombre del partido come suo solito, ha carburato con lentezza. Ma alla fine ha preso le misure dei tre difensori friulani, similmente a come i suoi compagni hanno capito che andavano intensificati i movimenti, e cercati con insistenza i fraseggi e le vie di fuga sulle fasce. Che l’argentino avrebbe messo il sigillo lo si è capito dalle sue ripetute giocate. E se non avesse segnato lui, senza dubbio sarebbe toccato a qualcun’altro tra i partenopei. Il problema è che l’Udinese di perdere non ne ha mai voluto sapere. E una volta arretrato il baricentro, ha fatto barricate e costruito trincee ovunque. Poi nessuno si lamenti se in Italia alcuni allenatori sono troppo difensivisti ….

Eppure era destino che il Napoli dovesse ottenere per forza una vittoria. E il fatto che si sia andati a segno grazie alla chance meno nitida, e più complicata, la dice lunga su quanto siano legittimi i tre punti. Come pure sull’enorme forza e determinazione di questa squadra. Della cui rosa gli interpreti saranno anche stanchi al momento, o comunque meno brillanti di un mesetto fa, ma non privi di piedi buoni. Ne è una prova il modo con il quale, benché messi sotto pressione dal tardivo ritorno degli avversari e dal loro forcing finale, i beniamini di Fuorigrotta sono riusciti ad aggirare palla al piede la sacca friulana nella loro metà campo. Tuttavia gli ultimi istanti sono stati troppo da infarto. La sofferenza sul filo di lana tradisce la spia della benzina vicina al giallo, la sosta per le Nazionali giunge come manna dal cielo. Non del tutto, ovviamente. Dopo i match in giro per il mondo Sarri si ritroverà giocatori passibili di accusare eventuali stanchezze. Resta però, di qui a quindici giorni, alla sfida insidiosa con l’Hellas, una certezza: questo Napoli sta dimostrando di essere forte davvero. Più forte di tutto e di tutti. Delle pile scariche. Dell’avversario. Delle pressioni della piazza. E, almeno per ora, anche di quel pauroso oscillare tra euforia e depressione che ha sempre costituito il tallone d’Achille di questa piazza passionale. Sta agli azzurri non perdere la calma e guardarsi la castagna. Soprattutto dagli arbitri senza attributi. Non è vittimismo, bensì pura e obiettiva osservazione della realtà: dopo Doveri a Marassi, Celi stasera. Occhio, De Laurentiis….

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