DONADONI, QUANDO NESSUNO LO ASPETTAVA PIU’

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Sorpresa delle sorprese. In una giornata thrilling almeno quanto storica per il nuovo Napoli c’è stato l’(in)atteso cambio in panchina. E’ avvenuto tutto molto in fretta, in maniera assolutamente clamorosa, dopo una giornata intera di smentite. Alla fine si è lasciato convincere, Roberto Donadoni, che sembrava piuttosto incerto sulla possibilità di subentrare a stagione ormai già compromessa per risollevare le sorti di un gruppo allo sbando. Evidentemente però i progetti di Marino e De Laurentiis sono stati sufficientemente persuasivi, perché il tecnico dell’Italia a Euro 2008 ha firmato il contratto di due anni e mezzo (fino al 2011) che dà ufficialmente il via alla seconda parte del “Progetto Napoli”.

Fino all’agrodolce esperienza in Nazionale è stata una carriera in continua ascesa, quella del 45enne ex campione bergamasco che fu una delle bandiere del grande Milan di Sacchi. Esordio in C1, con il Lecco, nel 2001/02, poi la prima assunzione a Livorno, la piazza che segnerà nel bene e nel male il prosieguo del suo curriculum. Una infelice parentesi nel Genoa (tre partite e tre sconfitte prima di essere esonerato) e poi il ritorno in Toscana, forte di un rapporto mai scalfito con tifosi e società. I labronici sono in serie A e Donadoni conduce la squadra amaranto ad un inaspettato ottavo posto, con tanto di titolo di capocannoniere per l’uomo simbolo Lucarelli. Poi l’anno successivo è vittima degli umori variabili di Spinelli e con un grande gesto di coraggio si dimette per protesta contro le ingenerose critiche del presidente. Segno del gran carattere di un uomo pacato ma combattivo e poco incline ai compromessi. Soprattutto si tratta di una persona dalla grande dignità e con un grande senso della giustizia, come dimostrato anche in alcune forti posizioni prese nel momento più importante della sua vita: la panchina della Nazionale. La sua avventura alla guida dell’Italia inizia il 13 luglio 2006, pochi giorni dopo il Mondiale conquistato. Un biennio tutto sommato lusinghiero che però si conclude nel peggiore dei modi ad Euro 2008: eliminata anzitempo dalla Spagna futura vincitrice, l’Italia torna a casa con un carico di delusione soprattutto per il gioco mai troppo convincente espresso dagli azzurri. E’ il passo d’addio per il ct bergamasco, che paga una gestione “di transizione”, scelto probabilmente proprio perché abbastanza inesperto da essere “bruciato” in attesa del nuovo corso, che vede di nuovo Lippi in sella e il povero Donadoni in un ingeneroso dimenticatoio.

Ora l’occasione giusta per il rilancio, in una piazza che è giustamente un po’ scettica sulle qualità di un tecnico che non ha dimostrato ancora nulla e che anzi proviene da un’esperienza infelice. Le caratteristiche ideali per riportare un po’ di divertimento nella triste Napoli ci sono, sperando che queste qualità non passino in secondo piano rispetto ai lati negativi di questa scelta. In fondo, Donadoni predilige il tridente, seppur piuttosto atipico, e sa schierarlo in campo senza grossi traumi. Contemporaneamente però possiede anche la duttilità giusta per fare di necessità virtù e giostrare al meglio gli uomini a disposizione. In fondo, questo finale di stagione è soltanto una transizione in cui si capirà chi merita di restare in azzurro. Un esame che a questo punto non spetta solo ai calciatori ma anche al nuovo allenatore, chiamato a confermare quanto di buono mostrato a Livorno e a sconfessare chi ha storto un po’ il naso di fronte a questa scelta della dirigenza partenopea. In bocca al lupo, mister!

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