IL CAPOLINEA DI REJA
E’ finita dopo una giornata incredibilmente anormale. Si sono rincorse voci, si sono accavallati incontri col nuovo tecnico, si è detto a Reja di allenare, pensando alla Reggina. Poi la decisione di farla finita. Edy Reja, il friulano che ha riportato il Napoli dalla serie C alla coppa Uefa, si ferma qui. Le ultime nove partite hanno segnato il suo cammino. I soli due punti conquistati negli ultimi due mesi non hanno procurato soltanto una pericolosa discesa in classifica, ma hanno evidenziato un rapporto oramai logoro tra Reja e la società, per motivi tecnici e di strategia. Nel frattempo, la squadra, che stava scoppiando fisicamente, si è lasciata andare cominciando a non seguire più l’allenatore, lasciato sempre più solo.
Dopo la gara col Genoa aveva rimesso il mandato nelle mani del club, Marino e De Laurentiis avevano respinto le dimissioni. Poi gli stop con Juve e Lazio hanno fatto cambiare idea al patron di ritorno da Los Angeles. Non perfetta però la scelta dei tempi, Reja ha ripreso gli allenamenti col gruppo per programmare il match con la Reggina dopo un colloquio telefonico con Marino. Poi in serata il ribaltone. Modalità opinabili, soprattutto nei confronti di una persona che ha sempre messo la faccia soprattutto nei momenti di crisi. Ed al quale non può essere negata la riconoscenza per quanto abbia saputo fare in questi quattro anni dove ha aiutato il Napoli a risalire la china. Il tutto andava fatto prima, eventualmente, e con tempi e modi più ortodossi.
Reja non era più il futuro del Napoli. Lo avevamo già segnalato da tempo, Marino e De Laurentiis avevano deciso di cambiare. Ma non credevano mai di dover vedere questo spettacolo così aberrante nei primi mesi dell’anno, per responsabilità che comunque non possono ricadere solo su Reja. Paga lui perché si applica ancora una volta una legge non scritta del calcio, perché il feeling era venuto meno con tutto l’ambiente, dentro e fuori uno spogliatoio difficile da gestire anche per chi arriva adesso. Con De Laurentiis i toni spesso erano stati accesi, duri gli scontri, ai quali aveva rimediato Marino riportando la pace. Ma la pazienza di Aurelio era terminata da un pezzo.
Giù il sipario su un tecnico di vecchio stampo, cristallizzato su idee non sempre condivise dai suoi stessi collaboratori, che ha avuto il torto di essere troppo aziendalista, di basarsi solo su 13-14 giocatori emarginando completamente il resto del gruppo, di essere poco elastico nei momenti di difficoltà. Con lui il Napoli ha vinto campionati difficili e importanti, i suoi meriti sono di aver saputo resistere in una città calda e opprimente al tempo stesso, di aver partecipato alla rinascita del club, di aver saputo dare al Napoli partenze lanciate e la capacità di gestire il resto della stagione. Tranne quest’ultima, che gli è sfuggita di mano al momento del salto di qualità. Paga lui, per un Napoli che però per migliorare dovrà cambiare molte altre cose.
