NAPOLI, LA BORSA E’ UN RISCHIO!
Alzando il montepremi la soddisfazione e la voglia d'investire cresce a dismisura. Attenzione, però, perchè non tutto ciò che luccica diventa oro. Aurelio De Laurentiis ci sta pensando, probabilmente avrà studiato la cosa e sarà a conoscenza di ciò che la quotazione in borsa può dare così come può togliere. Il mondo del mercato finanziario è piuttosto complesso, intrecciato su se stesso dove le regole della buona finanza si mescolano con le illusioni del momento e quella crescente voglia di azzardare rischia esplodere nell'incoscienza. La storia ci racconta a chiare lettere come la quotazione in borsa a costruito e poi distrutto nel giro di pochissimo tempo: i tempi che corrono nel calcio europeo non lascia spazio all'ottimismo perchè è storia contemporanea la difficoltà economica di Manchester United e Chelsea in Inghilterra, Roma e Lazio su tutte in Italia con le altre che non se la passano meglio. E' storia recente, ma non troppo, il crack finanziario di Cirio e Parmalat rispettivamente di Sergio Cragnotti e Callisto Tanzi che non ha coinvolto solo le aziende di proprietà, ma anche migliaia di risparmiatori e le società calcistiche di Lazio e Parma. Nei primi anni del nuovo millennio, i proventi derivanti dalle tv private aveva gonfiato bilanci e illusioni; tante società, in un momento dove spendere e spandere era all'ordine del giorno, decisero di accrescere ulteriormente i propri profit lanciando le azioni societarie sul mercato mondiale. Il gioco della compravendita aveva inizialmente arricchito, poi il processo di collasso divenne inevitabile e terribilmente inarrestabile. Fu così che la Lazio di Cragnotti vide sgretolare un piccolo impero crescente di una squadra che puntava su nomi altisonanti e dalla qualità enorme: Marcheggiani, Nesta, Salas, Crespo, Almeyda, Simeone e Veron, giusto per citarne qualcuno, godevano di grande considerazione e rispetto attraversando vittorie e azioni alla ribalta; poi i tremendi flop di Sorin, Mendieta e Claudio Lopez, strapagati sia in termini di costi d'acquisto che d'ingaggio, cominciarono a far sgretolare i pilastri e al primo cenno di smarrimento economico della Cirio, le azioni crollarono e la società fu costretta a ricorrere all'dea dello spalmadebiti (o per meglio dire, Salva – Lazio) per restare in vita. Discorso analogo per il Parma di Tanzi: i gialloblu vincono molto e tra un campione costruito in casa come Buffon e altri acquistati a suon di milioni come Thuram, Cannavaro e Boghossian fecero esplodere il miracolo emiliani. Ma l'appetito vien mangiando e Callisto Tanzi entra in borsa con le azioni Parmalat, ma dopo il primo periodo roseo, arrivano le batoste e anche qui le azioni crollano, i bilanci vanno in rosso e le società cercano di respingere il fallimento a fatica. Questa è storia, ma la realtà attuale ben peggiore: ad oggi, entrare in borsa sembra essere rischioso per tutti data la crisi economica che coinvolge un po' tutti, oltretutto sembra essere impossibile per una società italiana. Molti profit derivanti dalle azioni quotate in borsa, ad esempio, passano per i prodotti vendibili e costruibili che possono creare gli stadi multifunzione. Attualmente, lo stadio San Paolo sembra essere al limite dell'inaccettabile, quindi resterebbe solo il marchio da commercializzare e i diritti d'immagine di alcuni top player, poi nulla più. Tanto per intenderci, alcuni stadi inglesi e spagnoli restano in attività per tutta la settimana grazie alla presenza di cinema, musei, uffici, shopping, catering e altro, eppure non sembrano portare enormi benefici. Certo è che se una società come Napoli già pienamente impegnata nel fair play finanziario e con la possibilità d'investire, quando nel 2012 molte altre saranno costrette a ricostruire, e una squadra competitiva sia in Champions che in Italia, allora la quotazione in borsa potrebbe diventare una rampa di verso profitti sensazionali e quindi enormi possibilità di fare mercato anche di grande livello, ma la situazione non convince. L'unico consiglio plausibile è quello di attendere, aspettare tempi migliori con il marchio Napoli stabilmente tra i top club europei e, magari, iniziare a costruire anche in termini d'infrastrutture. Solo allora, il gioco della compravendita, potrebbe diventare straordinariamente essenziale…
