DE ZERBI, IL GENIO SILURATO

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Napoli, conto alla rovescia per Milano, per tornare in casa del Milan a sette anni di distanza. Napoli che si prepara, che guarda alla classifica con sorriso ironico se in testa rimbalzano alcune prestazioni, alcuni episodi e…babbo natale. Napoli soddisfatto, non potrebbe essere altrimenti, tra un pandoro e qualche fuoco d’artificio per ringraziare il vecchio anno e salutare quello che verrà con gioia e serenità, nascondendo quella voglia di voler indossare gli scarpini e calciare ancora più forte, perché la realtà vincente parte un sogno immaginabile e spesso nel calcio, i miracoli sono i successi di quei sogni impossibili. Probabilmente potrebbero pensarla così i vari Domizzi, Zalayeta, Lavezzi, Gargano e altri sette/otto elementi, per altri la fetta di pandoro è piena di zucchero amaro, quasi acido fatto di rabbia e delusione personale di chi è arrivato qui per infiammare la sensibilità napoletana per poi ritrovarsi ad infiammare solo panchine, tribune e le casse della società; come se non bastasse poi, alcuni di questi sono quasi ignorati, come se non esistessero per poi essere rispolverati solo qualche minuto e di lì giudicati. Strano pensare che Dio abbia bisogno di rileggere una vita prima di giudicare mentre a qualche uomo, possono bastare solo dieci minuti di gioco; per intenderci, a qualcuno bastano dieci minuti per capire la scarsa utilità di un’atleta, ad altri bastano quei dieci minuti per pensare che valga la pena anche mettere mani al portafogli pur di dargli qualche minuto in più.

Nel caso specifico si parla di Roberto De Zerbi, bresciano, seconda punta di ruolo, per le gerarchie è difficile capirlo, è arrivato a Napoli dopo la promozione con la maglia del Catania, gli è stato detto che da lui dovevano partire i tocchi finali per mandare a rete le punte, gli è stato detto che con le sue giocate, poteva dare brio alla squadra per poi esaltare i tifosi; purtroppo le parole vanno al vento perché del povero Roberto si ricorda solo l’assist a Bucchi contro la Juventus nella scorsa Coppa Italia, la gara di Lecce e qualche giocata sbocciata qua e la, con intervalli di tempo troppo ampi per meritare una maglia in più, eppure è stato riconfermato sbattendo la porta in faccia al Cagliari che ha ripiegato su Foggia. De Zerbi doveva essere il vice-Lavezzi, poi lo è diventato Calaiò e adesso si cerca sul mercato uno che possa ricoprire quella mansione; non si può ignorare il fatto che sia Roberto De Zerbi che Emanuele Calaiò hanno caratteristiche profondamente diverse tra loro e dal pocho , magari si cerca un calciatore con spiccata velocità, estro palla lunga e imprevedibilità nel movimento, mettendo da parte la giocata fine a se stessa, qualche lampo di genio spalle alla porta.

Bisognerebbe fare un discorso di etica, ma nel calcio serve a poco ed è anche giusto così, ma almeno sarebbe anche bene eliminare un rompicapo: sbaglia chi lo tiene fuori e chi sarebbe disposto a sborsare denaro fresco per prenderlo? In questo caso bisognerebbe assegnare la palma d’oro alla prima ipotesi, tenuto conto dei risultati ottenuti in relazione alla fantomatica gestione dell’altro. In tutto questo chi ci perde è uno come De Zerbi, il genio silurato, quello che ha visto da vicino il paradiso senza aver avuto il modo e il tempo di toccarlo, sarà perché il calcio non è qualcosa di mistico, ma certamente è un mondo dove le parole vanno a vento più dei contratti e con troppa facilità, sempre perché l’etica nel calcio conta poco e a volte anche meno…

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