Dalla “pantera” al “camaleonte”: come cambia il Napoli di Ancelotti

Il Napoli annienta il Carpi, ma a colpire non sono certo i 5 goal rifilati alla squadra emiliana, quanto gli azzurri abbiamo affilato gli artigli. Non abbiamo visto il gioco corale e spasmodico di Maurizio Sarri, c’è da premettere che il livello dell’avversario è incidente su questa tesi, ma il Napoli ha imparato più a verticalizzare, dal regista agli armatori. Meno possesso più concretizzazione, meno tempo palla tra i piedi. Non c’è l’esaltazione esasperata del Tiki Taka, il non dover per forza aggirare l’ostacolo. 

Ancelotti predilige un calcio “più maschio”, fatto di sostanza ma anche di tanta qualità, per tale motivo gli interpreti devono essere bravi ad assimilare tutte le fasi di gioco. Ha colpito molto Hamsik in posizione di regia, a modesto parere ha guadagnato almeno altri 4 anni di carriera, ed il suo minutaggio potrebbe crescere a dismisura. Fabián Ruiz ha già impressionato tutti gli addetti ai lavori: grande visione di gioco, tecnica di base e piede fatato. Allan potrebbe all’occorrenza anche ricoprire il ruolo di terzino destro. Insomma Carlo Ancelotti sta plasmando questa squadra a sua immagine e somiglianza. Non c’è stato uno stravolgimento tattico, anche perché le carte da schierare in tavola non sono ancora tutte, ma questa versione camaleontica di intendere calcio, lascia intravedere qualcosa che negli ultimi anni abbiamo visto in Massimiliano Allegri. Giocare sporco se necessario, ma portare a casa il risultato. Dalle parti di Napoli si inizia a respirare un cambiamento. Si spera efficace e vincente.

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