UNA RONDINE NON FA PRIMAVERA

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Ci sono quelle partite che capitano nei periodi più difficili di una stagione, con una crisi di risultati che appare senza fine, aggravata da un guaio giudiziario abbattutosi come un macigno su due innocenti e su una società onesta e pulita. Quelle partite da giocare al culmine del momento più nero di una gestione tecnica quasi incapace di ridare tranquillità a un ambiente innervosito da tensioni interne e privo di serenità e coscienza dei propri mezzi. Partite che alla vigilia non pensi mai di poter vincere, perché sei inguaiato in tal modo al punto che t’accontenteresti persino di un punticino, sarebbe già parecchio non mettere in carniere un’altra figuraccia. Poi, però, insisti sperando che la Dea Bendata giunga in tuo soccorso e alla fine, anziché il punticino grosso quanto una piuma, ti porti a casa tre punti pesanti come il piombo che fanno sangue e ti fanno rivedere un piccolo sprazzo di sole tra le nuvole, anche se non spazzano via tutti i problemi che ancora regnano nel tuo orticello. Siena-Napoli è una di queste partite. Nell’ultima gara azzurra dell’anno solare 2012 abbiamo rivisto il solito Napoli delle ultime deprimenti esibizioni per i primi 45’, per poi ammirarlo un po’ meno timido, ma non meno bruttino, successivamente e infine baciato e premiato dalla buona sorte negli ultimi 240 secondi recupero escluso. Vittoria importante, fors’anche meritata visto che, rispetto agli azzurri, la Banda Iachini ha prodotto poca roba per uscire dalla sua di crisi. Ma è innegabile che il successo del ‘Franchi’, dove il Napoli non vinceva dal Campionato misto A-B ’45-’46 (mamma mia…), paga un debito fortissimo con la fortuna. Attenuerà probabilmente le beghe e i nervosismi interni al gruppo che indubbiamente trascorrerà un Natale meno triste del previsto, ma non cancella i problemi e le lacune tecnico-tattiche che attanagliano la nostra squadra da una vita. Lacune vecchie di un anno, anche più, che si ripresenteranno in tutta la loro gravità nel 2013 e sulle quali bisognerà urgentemente passarci una bella gomma Pelikan. Di netto, senza lasciare margini del vecchio segno a matita.

Ci eravamo lasciati sei giorni fa con una squadra, quella toscana, che nel derby con la Fiorentina si era liquefatta come un ghiacciolo a 40° e che contro i nostri azzurri ha mostrato un cipiglio accorto e aggressivo. Aggressivo, ma non inaspettatamente, poiché, al di là dell’input datole dal suo neoallenatore, contro questo Napoli flebile e scarico diventa automatico prendere coraggio e giocarsi la partita della vita, o quasi. Tale compito è poi agevolato dagli handicap congeniti dei partenopei. Con Zuniga e Maggio in letargo, non è arduo per Dellafiore e Rubin mettergli la museruola e a loro volta concedersi la licenza di scorazzare sulle fasce (soprattutto l’ex bolognese). E i senesi non soffrono nemmeno al centro, dacché Donadel non è Inler né quando attacca né quando difende, e non risale a sufficienza quando occorre riavviare l’azione. Logico, quindi, che i difensori sventaglino palloni irricevibili e che Hamsik sia costretto a ripetuti andirivieni, comunque inefficaci visto che viene puntualmente assalito dagli avversari, i quali non sono da meno nei confronti del generoso Insigne e di un Cavani deconcentrato e con le batterie a zero. Siena aggressivo, dunque, ma nulla più; non tira a porta, non lo fa nemmeno Calaiò, uno che ha lasciato dolci ricordi dalle nostre parti e che forse non vuole infierire sulla sua ex squadra. La mediocrità non muta d’una virgola nella ripresa, sebbene nei primissimi minuti si veda qualche barlume dei vecchi furori: un contropiede abbastanza rapido che Marekiaro finalizza male facendosi bloccare da Pegolo, un colpo di testa del Matador sul susseguente corner respinto dal portiere bianconero. Dopodiché ricomincia la solita solfa azzurra: sterile possesso palla, gioco in orizzontale forzato dalla chiusura ermetica e dal pressing del team di casa, che spesso si fa vedere in avanti poiché, non dimentichiamolo, questo Napoli ha perso da un po’ di tempo non solo la verve dei suoi uomini migliori, ma anche la grinta e quell’anima che l’umile Walter voleva infondergli all’inizio della sua gestione. E oltre a ciò, ha perso la lucidità: molti, moltissimi passaggi e disimpegni sbagliati, alcuni dei quali finanche da parte di Hamsik, segno evidente che puoi essere marziano quanto vuoi tu, ma ritorni sulla Terra e di errori ne commetti comunque se vivi psicologicamente di riflesso, parimenti ai tuoi compagni, la crisi di risultati e mentale della squadra. Parlavamo prima, però, di vecchi furori. E in effetti qualcosina di positivo si vede per buona parte del secondo tempo, poiché Insigne prende per mano i suoi amichetti, e il neo entrato Pandev prova a dare fastidio benché in condizioni sempre più precarie. E succede che a furia di attaccare, più di nervi e d’orgoglio che non di cervello, Hamsik trova il pertugio per metterla in mezzo lì dove proprio Maggio, fin lì ectoplasmatico, ci mette il piedone e batte Pegolo, ponendo fine a uno sciopero della fame che durava dal 22 Agosto a Palermo. Di fronte a un Siena che si vede crollare il mondo addosso, il Napoli trova addirittura la forza di dilagare: Pandev si trova un penalty grande quanto una casa di campagna e Cavani, anche lui amebico sino a poco prima, si conferma il Guglielmo Tell degli undici metri. 0-2, the end. Spazio al riposo natalizio, al calore delle feste, alla tombola, ai dolci. E a una classifica da vedere fino al 6 Gennaio, che però non sorride ai partenopei; per la penalizzazione, certo, ma anche perché la pimpante Fiorentina e la solida Lazio rispondono presente. Segno che lassù la lotta sarà dura.

E la lotta sarà ancor più dura se certi fattori verranno trascurati. Se il dottor Bigon e Don Aurelio non seguiranno i consigli da noi suggeriti in questi giorni, e si limiteranno a tappare i buchi con i last minute piuttosto che alzare la qualità della rosa con elementi quantomeno più validi delle mediocri seconde linee. Soprattutto se Mazzarri, sempre più immerso nella sua confusione e nelle sue presunzioni, non correggerà in questa lunga sosta natalizia le imperfezioni tecniche, tattiche, psicologiche e caratteriali, che hanno provocato quattro sconfitte consecutive fino alla vittoria di oggi. Imperfezioni e difetti che, ripetiamo (e lungi da noi l’essere soloni pessimisti), non possono essere cancellati e spazzati via da due reti in quattro minuti. Auspichiamo che il 2013 porti consiglio a tutto il Napoli, soprattutto alla luce delle contraddizioni e dei passaggi tra euforia e depressione che hanno caratterizzato l’anno che va a finire. Anche se, visti gli ultimi sviluppi, la speranza rischia di essere vana. 

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