UN PORTIERE A TUTTO CAMPO

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Dopo la prima, i complimenti. Esaltazione naturale, figlia di una prestazione di spessore. Qualche timore, alla vigilia, spazzato via dopo pochi minuti. La squadra c'è, risponde alle sollecitazioni del tecnico, ha assimilato il nuovo credo tattico, ha in un certo senso sorpreso. In pochi si attendevano un risultato così rotondo al termini di una partita perfetta, priva di sbavature. Si sprecano le note positive, applausi per tutti, riconoscimento speciale per Callejon, messo in discussione durante il precampionato eppure tra i più brillanti nella prima notte del San Paolo. La luce ha illuminato soprattutto il reparto offensivo, poco lavoro per la retroguardia, nonostante l'ingresso del redivivo Moscardelli all'inizio della ripresa. L'incubo dalla folta chioma non ha spaventato Fuorigrotta anzi, sono stati proprio i felsinei a vedere le streghe. Ordinaria amministrazione per Albiol e Britos, pochi problemi per il portiere. Fermiamoci qui, al cospetto del titolare dei sette metri azzurri. Sereno e allo stesso tempo istrionico, ha conquistato tutti, diventando in un attimo il nuovo beniamini della torcida partenopea. Contro il Bologna è stato chiamato ad intervenire in pochissime circostanze, anche a causa della pochezza degli avversari. Ma, ciò nonostante, si sono intraviste qualità importanti nell'ex numero uno del Liverpool, soprattutto per quel che concerne l'interpretazione del ruolo. Attento allo sviluppo del gioco, pronto a dare sostegno ai due centrali giocando a ridosso dell'area di rigore, quasi da libero aggiunto. Una sicurezza in più per la retroguardia, consapevole di poter fare affidamento sulla sua esperienza e sulla sua tranquillità. Un deciso passo in avanti rispetto al recente passato, costellato da svarioni, isterismi, dichiarazioni al vetriolo prive di senso. Era ora di separarsi, di dirsi addio, per inseguire il bene comune di Machiavelliana memoria. Ha avuto coraggio il Napoli nel cambiare registro ma la scelta è stata ponderata a lungo e alla fine potrebbe rivelarsi indovinata, vincente, non solo tra i pali ma anche oltre. Il contributo di Pepe Reina potrebbe spingersi decisamente oltre, sia dal punto di vista tecnico sia da quello prettamente umano. Nello scacchiere tattico disegnato dall'allenatore spagnolo, il suo piede educato potrebbe rivelarsi un'arma in più da sfruttare in determinate occasioni. Già nel corso della partita contro gli emiliani è venuta fuori la sua capacità di accelerare le ripartenze, senza perdersi in inutili discussioni con i compagni, che spesso finivano per irritare il pubblico presente, stanco di dover sopportare le moine dell'attuale portiere della Roma. Lancio lungo e preciso per imbeccare gli esterni d'attacco. Un punto di riferimento imprescindibile, praticamente la seconda voce di Rafa Benitez, anche nello spogliatoio. Lo scetticismo iniziale, legato forse alla delusione per il mancato approdo all'ombra del Vesuvio di Julio Cesar, ha lasciato presto il posto ad una considerazione netta: il Napoli può dire (finalmente) di avere un portiere.

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