UN PAREGGIO CHE NON FA RUMORE
Puntuale il Napoli nell'aggiornare l'elenco delle occasioni sprecate. Il turno del Livorno, avanti il prossimo che certamente non tarderà. Nemmeno il mezzo passo falso della Roma ha stimolato gli azzurri, molli e superficiali, come spesso accade al cospetto delle piccole che improvvisamente giganteggiano. La solita solfa insomma, nulla di cui sorprendersi. Stupiscono invece le scelte di Benitez che decide così di primeggiare nel concorso di colpa escludendo dall'undici iniziale Lorenzo Insigne, fresco di convocazione e reduce dalla miglior prestazione stagionale. Fiducia a Pandev e Callejon che però tradiscono le attese. Il macedone porta con se batterie made in china, abbrivio fulmineo e caduta rovinosa e prevedibile. Lo spagnolo ha confermato di vivere un momento di scarsa brillantezza. Passerà, ma nel frattempo si lasciano punti per strada, sempre più pesanti con il passare delle giornate. Non sarà semplice recuperare il terreno perduto, il tempo stringe ed è tiranno, soprattutto con chi crede di poter vincere già sulla carta, senza prestare la massima attenzione al campo. Il primo tempo aveva per certi versi illuso: labronici arroccati in difesa, azzurri padroni del campo, ispirati dalle giocate sopraffine di Jorginho e dalle serpentine di Mertens (tanto bravo quanto egoista). Nel mentre l'episodio positivo che poteva indirizzare definitivamente la gara, se solo i partenopei avessero saputo capitalizzare le opportunità. E, tanto per non smentire i numeri, arriva il regalo di Reina, affossato nella circostanza dal solito Britos. L'unica incertezza di una difesa che nel complesso si è ben disimpegnata. I problemi altrove, la davanti, con una squadra che talvolta pare specchiarsi. Troppo fioretto, poca sciabola, specie nei primi quarantacinque minuti di gioco quando il Napoli avrebbe avuto il dovere di chiudere la contesa. Tutto rimandato al secono tempo quando i partenopei sono invece scomparsi. Le fatiche di europa league, l'alibi a portata di mano che però non può certamente bastare. Eppure, proprio nel finale, Duvan poteva decidere la partita, chiudendo le inevitabili polemiche che sarebbero scemate di fronte al colpo esterno. Non è andata così, il colombiano ha ciccato il pallone del sorpasso confermando, ancora una volta, di essere troppo acerbo per ricoprire il ruolo di vice Higuain. Serviva altro ma la società ha deciso diversamente. E allora diventa pleonastico e strumentale anche lo stupore che in realtà non avrebbe ragion d'essere. Paradossalmente, è tutto normale.
