E testa a testa fu
Ci sono tappe in cui il plotone – dopo attendismi logoranti e fasi di studio varie e più o meno risolutive – prima o poi scoppia. I corridori – quelli bravi, i campioni – scelgono volutamente un momento specifico, la salita giusta per far saltare il banco. E’ quello che sarebbe potuto accadere questa sera e che effettivamente è successo, all’indomani della parziale uscita di scena dell’Inter. Il campionato ha sentenziato: Juventus e Napoli si sono ufficialmente lanciate il guanto di sfida. Il cerchio si stringe e i pronostici fanno centro: sono loro le accreditate più convincenti alla vittoria del titolo. L’hanno dimostrato contro le medio-piccole nelle prime quattro occasioni, l’hanno ribadito e certificato alla quinta giornata, quando s’è innalzato il coefficiente di difficoltà per entrambe: Fiorentina per l’una, Lazio per l’altra. Avversari certamente più probanti, quasi di pari livello: test pressoché equivalenti, se non fosse stato per il fattore campo. Sarri riceve le risposte desiderate: assolute, positive, inequivocabili, nette. I suoi ragazzi, i fedelissimi, i titolarissimi, gli stessi di tre giorni fa (eccetto Maggio per Hysaj), vincono su un campo ostico per tutti – quest’anno già il Milan e la stessa Juve vi sono scivolate -, ma evidentemente non per il Napoli: al netto di una semifinale di Tim Cup 2015, da cinque anni a questa parte, all'”Olimpico”, il biancoceleste cede a malincuore il testimone all’azzurro. Succede di tutto stavolta. Approccio alla gara ancora una volta titubante, match in totale equilibrio e Napoli pugnalato alla mezz’ora da De Vrij. E’ l’episodio che avrebbe potuto minare le certezze della squadra di Sarri, ora costretta ad un lavoro supplementare e a sbattere anche contro i legni. Come quello che nega ad Hamsik l’opportunità di interrompere il lungo digiuno: un’esitazione di troppo per il Capitano che anzichè calciare di prima intenzione prova invano a sorprendere il portiere da posizione impossibile. Sono soltanto le prove generali per quanto il Napoli saprà apparecchiare nella ripresa. Koulibaly è il primo a sedersi a tavola: suona la carica e diventa il nono marcatore diverso a timbrare il cartellino in questa stagione. Poi l’invito a Callejon che ringrazia ed accetta: Hamsik glielo serve su un piatto d’argento, lo spagnolo ne fa un sol boccone. E’ vantaggio Napoli, che la ribalta in in appena 120 secondi. E’ maxi banchetto Napoli, che soli tre minuti più tardi è già al brindisi finale: Mertens si beve Strakosha con un pallonetto da leccarsi i baffi. E’ la coltellata che abbatte l’aquila Olympia, poi accasciatasi al suolo al colpo di grazia di Jorginho: l’italo-brasiliano cala il poker su rigore a tempo scaduto. E’ un Napoli affamato: non così straripante nel gioco, ma tremendamente efficace. Come non mai, come… la Juve. Che nel frattempo dimostra di averne ancora, di sete, e di misura batte la Fiorentina. E sale in cima alla classifica, insieme al Napoli: quindici punti a testa in cinque giornate, muso contro muso, di nuovo una di fronte all’altra.


