Tempo scaduto

È finito il credito; è finito il tempo per questo Napoli. Gattuso perde un’altra partita, la seconda consecutiva e l’ottava in campionato. È una squadra perdente il Napoli di Gattuso: oramai è un dato di fatto. Certo, con tutte le assenze del caso, era veramente difficile attendersi un risultato diverso: sconfitta scritta già alla vigilia. Ora gli interrogativi sono tutti rivolti al futuro di Gattuso: resta? Va via? Lo esonerano? È tutto nelle mani di De Laurentiis, che non può essere contento di questo ‘spettacolo’: l’obiettivo Champions, oramai, si allontana inesorabilmente, con Atalanta e Lazio a più tre, in attesa degli impegni di Juventus e Roma. ‘Fate presto’, è proprio il caso di dire, facendo il verso al noto titolo de ‘Il Mattino’ nei giorni del terremoto dell’Irpinia: margine per recuperare terreno in classifica, a quindici giornate dalla fine, ci sarebbe pure, ma a patto che si cambi qualcosa, che anche dalla società arrivi un segnale di svolta. È virtualmente finita la storia di Gattuso a Napoli: che sia ora o direttamente a giugno, però, può valere qualcosa come trenta-quaranta milioni di euro, vale a dire i soldi che più o meno una squadra di calcio riceve da una qualificazione alla massima competizione per club. Anche stasera un match disastroso, sotto tutti i punti di vista: come al solito Gattuso l’aveva preparata pensando prima di tutto a non prenderle; e invece, non ha imparato la lezione subita in Coppa, e appena dieci giorni dopo incassa un’altra sonora (forse non per il risultato finale) da Gasperini. Primo tempo a senso unico, con zero tiri in porta del Napoli; ripresa più equilibrata, ma che ha messo a nudo tutti i difetti orribili degli azzurri in entrambe le fasi. Gol subiti come se piovesse, soprattutto: rivedibile – è un eufemismo – la linea difensiva sui primi due gol, in un caso letteralmente immobile, nell’altro completamente sfilacciata e distratta in marcatura. Ancora una volta, dunque, pesano sia le responsabilità dei singoli (Di Lorenzo si dimentica di Gosens; Bakayoko regala palla a Muriel per il tris), che una scarsa attenzione a certi automatismi tecnico-tattici. Alla fine è addirittura poker Atalanta e tanta, troppa confusione dalla panchina: gli orobici rischiano persino di farsi del male da soli, mettendo due volte il Napoli in partita; Gattuso ci mette del suo e anziché provare a pareggiare inserisce due difensori (peraltro prima del calcio d’angolo del 4-2). A nulla sono serviti uno splendido gol di Zielinski ed un’autorete piuttosto casuale: l’Atalanta ha arrotodondato con un gol su calcio d’angolo, garantendosi – meritatamente – almeno due reti di margine. Dormita anche in quel caso, con Romero che ha saltato completamente indisturbato. Ora servirebbero due miracoli: uno giovedì, in vista della sfida di ritorno col Granada, ed un altro in campionato, per quanto concerne il quarto posto. Tuttavia, Gattuso ha detto di non essere Padre Pio: quindi miracoli non ne fa, evidentemente; anzi, in questo periodo riesce solamente a rifugarsi negli alibi, senza dare minimamente la sensazione di saper tirar fuori la squadra dal baratro. E di norma, in questi casi, una legge non scritta nel calcio prevede che a pagare è sempre l’allenatore.


