INVOLUZIONE AZZURRA: UN CAMPIONATO A DUE FACCE

Si è aperta una crisi in casa Napoli? Ai posteri l’ardua sentenza, come si suol dire. Intanto intorno a questo argomento si sono formati due partiti: quelli che sostengono che con una squadra al quinto posto in classifica non si può parlare di squadra in crisi e quelli che invece ammettono che non si possa non parlare di un momento di difficoltà degli azzurri dopo le due sconfitte esterne consecutive contro il Torino prima e il Chievo poi, senza dubbio le due squadre peggiori del campionato senza timori di essere smentiti. Analizzando l’andamento del Napoli, qualcosa che non va nell’ultimo periodo oggettivamente c’è. Basti pensare che gli azzurri hanno raccolto ben 20 punti nelle prime 10 giornate e “solo” 13 nelle ultime 9 partite. Questo dato può essere preso ad esempio come un segnale lampante di un’involuzione della squadra partenopea sia dal punto di vista del gioco che della mentalità, un po’ meno forse dal punto di vista fisico. In tanti, infatti, tra gli addetti ai lavori e non, si sarebbero aspettati un sostanziale calo fisico degli azzurri, al lavoro dal 3 luglio scorso causa Intertoto. Eppure i calciatori del Napoli non sembrano correre poco, anzi, ma probabilmente correre male. Le cause, che si nascondono alle spalle di questo passo indietro, potrebbero essere ricercate in un calo mentale più che atletico.

Il calciatore simbolo di questo stato di cose è Walter Gargano: il trottolino uruguagio continua a correre come un dannato in lungo e in largo per il campo, eppure sia a Torino che a Verona domenica scorsa, “El Mota” ha sbagliato una serie impressionante di passaggi. L’inversione di rotta nella mentalità del Napoli in trasferta, differente tra la prima parte di campionato e l’attuale, palesa un atteggiamento del tutto rinunciatario e votato al “non gioco” assoluto finalizzato al solo scopo di strappare un punticino per il rotto della cuffia. E’ questa l’impressione che ha dato il Napoli formato trasferta negli ultimi tempi, quella di una squadra scarica che ha come imperativo categorico quella di non prenderle. La svolta in negativo, quest’anno come l’anno scorso, sembra da ricercare nella trasferta di Bergamo. E’ infatti dalla gara con l’Atalanta che lontano dal San Paolo non si è più rivisto il Napoli d’inizio stagione. Da quella trasferta cominciò l’operazione “primo non prenderle”, simboleggiata dall’inserimento di Vitale in formazione al posto di Mannini per contenere al meglio le folate di Ferreira Pinto, ed è da allora che puntuali sono arrivate 4 sconfitte. Anche l’anno scorso, dopo le trasferte di Firenze e Palermo in cui il Napoli giocò bene ma non prese punti, arrivò il momento di andare e giocare a Bergamo e dichiaratamente l’obiettivo azzurro in trasferta divenne quello di giocare per il pareggio. Ma siamo sicuri che questa squadra sia adatta “a non giocare”, viste le caratteristiche di alcuni giocatori come Maggio, Mannini, Hamsik e Lavezzi? Ma soprattutto, i tifosi devono ormai rinunciare all’idea di raccogliere punti esterni dopo le debacle di Torino e Verona? Molte domande, ma poche risposte qualcuno potrebbe obiettare. Intanto oltre alle 3 intoccabili Inter, Juve e Milan e alla già nota Fiorentina, anche Genoa, Roma e Lazio sembrano avere in questo momento una marcia in più rispetto agli azzurri, che devono guardarsi ora anche dal ritorno del Palermo di Ballardini. Una cosa è certa: continuando a non raccogliere punti in trasferta anche la qualificazione in Uefa resterebbe un miraggio e a quel punto sì che si dovrebbe parlare in maniera assoluta di crisi e di fallimento stagionale del Napoli, cosa che nessuno si augura e che tutti vorrebbero evitare, adesso che è ancora possibile fare qualcosa perché ciò non accada.

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