Si sbaglia in due
Da una parte Higuain (e suo fratello), dall’altra De Laurentiis: la complicata querelle sul futuro del Pipita ha due colpevoli. Al patron tocca agire. E non solo nell’immediato nei confronti l’argentino …
E alla fine la grana Higuain è scoppiata. Un fulmine a ciel sereno. Un diretto ben assestato da mandare al tappeto dopo tre riprese. Una bomba a orologeria, come qualcuno ha osato definirla, esplosa con effetto devastante. Forse quest’ultimo accostamento può risultare improprio: chi mai fino a poco tempo fa si sarebbe aspettato una tale rottura? Eppure a ben pensarci le componenti sono tutte lì, simili a quelle di altre situazioni. Da una parte, giocatori dall’indiscusso valore ma troppo arroganti nel chiedere un premio, e sostenuti dai loro agenti, se non aizzati quando la procura spetta ai familiari (vedi alla voce Cavani). Dall’altra, un presidente che guarda ai bilanci, memore degli errori dei suoi predecessori, ma spesso pecca nel non saper dosare le parole quando comunica gli obiettivi o critica i vizi dei suoi dipendenti. Si sbaglia in due in questi casi: nessuno è esente da colpe o responsabilità. Anche se nella fattispecie De Laurentiis è parte lesa del modus operandi alquanto discutibile dell’entourage del Pipita.
SCOPO OCCULTO – È quello perseguito palesemente da Nicolas Higuain, fratello-procuratore di Gonzalo. Il quale sta recitando a destra e a manca uno script ben architettato. Strano che lo stia facendo ora diversamente da dodici mesi fa, senza Champions e dopo l’addio del mentore Benitez. Ad ogni modo così parlò il solerte Nicolas nelle ultime quarant’otto ore. Il rinnovo non può avvenire in caso di mancato rafforzamento della squadra. Né può avere luogo se il presidente non porta avanti adeguatamente il famoso progetto di crescita. I pretendenti per lui ci sono, tra i club come tra gli allenatori, compreso quel Simeone a cui s’è strizzato l’occhio a bella posta dalle frequenze di Radio Marca. Inoltre il giocatore è offeso da certi comportamenti poco amorevoli della società quando si sono verificate contestazioni del tifo, oltreché da un impropero pittoresco (‘chiattone’) rivoltogli da Don Aurelio. Complimenti per il copione, nulla da dire. Ma evidentemente il fratellino ignora quanto i tifosi e gli addetti ai lavori siano vaccinati a teatrini di questo genere. E capiscano che dietro le quinte sono stati fatti due conti in tasca al Napoli cercando di stillare quattrini fino all’osso. Con le buone, tirando in ballo argomenti sensati tipo la voglia di vincere in un club attrezzato. O con le cattive, accampando come pretese le promesse non ottemperate da chi comanda. Scatenando così un meccanismo che conduce fatalmente a toni minacciosi, ben diversi dai sonetti d’amore cinguettati fino a pochi mesi fa. E pieni di ingrata irriconoscenza nei confronti di una piazza che ha amato Gonzalo sino all’idolatria.
PRESIDENTE, TOCCA A LEI – L’atteggiamento della famiglia Higuain ha messo spalle al muro De Laurentiis. Il quale però paga sue colpe. Non tanto di dire parolacce ai tesserati. Quanto, per esempio, di non aver negoziato il rinnovo a cifre ragionevoli l’anno scorso, quando nessuno avrebbe voluto fiondarsi su un Pipita reduce da una stagione travagliata, sia in azzurro che con la Selección. E comunque, ricattatorie o pretenziose che siano, le espressioni di Nicolas sul progetto-Napoli riaprono un tema annoso, un aspetto mai coltivato constantemente dal presidente. A causa degli errori commessi dagli altri (Mazzarri e Benitez) sul campo. O più semplicemente di un eccessivo parlare in libertà costretto a scontrarsi con la dura realtà di un bilancio da mantenere in attivo senza compartecipazione di altri soci, né stadio di proprietà, e nemmeno figure in organigramma capaci di apportare idee che fornissero il massimo lavorando il minimo. Il patron non ha mai colmato queste mancanze. Tuttavia niente o quasi l’ha obbligato a rivedere i suoi programmi, specialmente considerando i positivi risultati raggiunti sotto gli occhi di tutti, importanti e notevoli vista la storia non sempre brillante del Ciuccio. Se però nel tempo che verrà i successi dovessero mancare, l’appeal scadrebbe con conseguente ridimensionamento. Tutto sommato potrebbe anche starci: il Napoli non è la Juve o il Real. Se invece si vuole evitare tutto questo, allora è giocoforza riflettere su strategie alternative. Inutili senza grosse ambizioni, utilissime qualora si decidesse di compiere il tanto atteso grande passo. Riflettere, dunque. E nel caso agire, proprio come dovrà occorrere nella vicenda Higuain. La questione va risolta in modo perentorio e senza tentennamenti. Bisogna intervenire a gamba tesa e dare una prova di forza richiamando il campione ribelle all’ordine, convincendolo ad accettare le condizioni contrattuali e cercando comunque di trattare un rinnovo ragionevole. Per ora è muro contro muro. E a sbagliare sono in due. Anche Higuain. Che nel frattempo ha fatto arrabbiare i tifosi alla stessa maniera di Don Aurelio coi suoi detrattori.


