TARGET: IL MARTIRE E IL RIBELLE

Due volti di una sola crisi. Due esempi di parole e fatti che non arrivano mai ad incontrarsi. Due situazioni talmente diverse che mettono a nudo uno dei mali di una società giovane e inesperta, di un tecnico approssimativo e delle mille idee che fanno a cazzotti fra loro senza mai arrivare ad una conclusione.

Marcelo Zalayeta e Fabiano Santacroce, due uomini, o due ragazzi, che hanno contribuito, in un modo o in un altro, alla cavalcata fantascientifica verso l’Europa. Poco importa se uno dei due spara un pallone in curva a porta vuota in un momento fondamentale, doveva andare così e ne trarremo esperienza. Questi due volti, però, negli ultimi tempi sono stati segnalati più per i musi lunghi che per le loro prestazioni, cerchiamo di capirci di più.Era l’Agosto del 2007 quando Edy Reja dichiarò con fierezza: “Zalayeta giocherà anche se al 50%”. Una bella iniezione di fiducia, una bella responsabilità per chi con una maglia diversa sbancò il Camp Nou. Belle parole, stima incondizionata per il Panterone. Naturalmente c’è anche lo scontento di turno, quel Calaiò che a suon di gol trascinò la maglia azzurra in serie A e, a proposito della parola “riconoscenza” tanto acclamata, salvò la panchina di Reja in più di un’occasione. Luglio 2008, Marino porta a Napoli German Denis e lo scenario cambia. Fin da subito, El Tanque fa breccia nei cuori dei tifosi azzurri, segna a ripetizione facendo sorridere un presidente “Calaioesco”, porta nuovi sogni e nuovo brio fra tutti i sostenitori. Per forza di cose, o per volontà, Reja è costretto ad abdicare quelle parole di stima verso l’uruguayano in “riconoscenza” di quei milioni spesi in Sudamerica. Cosa succede? Succede che Marcelo Zalayeta, quello che al 119’ minuto eliminò il Barcellona al Camp Nou in Champions League, rivendica a suon di presunzione infondata il suo posto da titolare e quelle parole del tecnico ormai perdute sbuffando quando al fianco del Pocho non c’è il suo nome. Lui sbotta, se ne va e la dirigenza lo copre dichiarandone l’infortunio. Può succedere, ci può stare, ma com’è possibile che un calciatori inserito nella lista convocati sia improvvisamente vittima di un’infiammazione tendinea? E’ possibile che un problema del genere possa comparire in ventiquattro ore? Addirittura, fino alla mattinata di Sabato, l’uruguayano era anche dato da titolare contro il Bologna. Chiaramente in pochi danno credibilità alle parole della società soprattutto se a fine gara tre persone hanno dato tre versioni diverse sul ritiro. Contini afferma che la decisione è stata presa dalla squadra, Reja non ne sa nulla e Marino dichiara la decisione senza approfondire più di tanto.

Eppure, se la memoria non c’inganna, l’inizio del nuovo Napoli targato De Laurentiis – Marino fu accostato alla volontà di creare una società ad immagine e somiglianza dello “stile Juventus”, un nuovo format pulito e funzionale di un’immagine societaria vicina alla perfezione. Che fine ha fatto questa idea?

Gennaio 2008. Fabiano Santacroce arriva a Napoli via Brescia, un giovane di belle speranze che piano piano ha trovato sempre più consensi in giro per l’Italia. Fabio Cannavaro, ovvero colui che alzò la Coppa del Mondo in Germania, lo etichettò come suo erede e ogni quotidiano che si rispetti evidenziava la media – voto super di un talento dal sangue azzurro – verde – oro. E adesso? Santacroce è spesso fuori, vaga tra tribuna e panchina, e stavolta non c’è una vera ragione su appendersi. Perché? C’è chi dice che paga uno stato di forma non ottimale e chi sostiene come altre tesi che poco centrano con il calcio giocato. In ogni caso, sono idee e forme che non stanno in piedi, anche qui c’è poca credibilità: il non ottimale stato di forma non riguarda soltanto Santacroce ma bensì l’intera squadra, inoltre la sua assenza non ha portato i frutti sperati. Anzi, l’attuale difesa (Cannavaro – Rinaudo – Contini) ha continuato a fare sfracelli. Errori pacchiani e disattenzioni da brividi che sono costati punti e dignità.Puntare il dito contro affari personali, invece, si entra davvero nel ridicolo. Cosa si pretende da un ragazzo di vent’anni? Cambiare fidanzata o divertirsi fa parte della propria libertà e se questa sfora i canoni regolamentari di una società allora va ripreso adeguatamente. Un errore tecnico o tattico non può essere accomunato soltanto ad un rientro notturno da una discoteca.

Due casi diversi. Due casi, però, già visti. In passato, e non troppo lontano, altre situazioni di poca chiarezza hanno circondato la cornice partenopea. Qualche mese fa, il portiere argentino Nicolas Navarro fu protagonista di una vicenda alquanto strana e poco curata mediaticamente parlando: a Lisbona, Reja gli preferì Gianello vista l’assenza di Iezzo. Da quel momento in poi, Navarro sarà inserito nella lista dell’infermeria, ufficialmente per una contusione. Possibile che una contusione possa trattenere ai box un’atleta per almeno un mese? Strano poi vedere come dopo l’infortunio di Gianello a Firenze che battezzò l’esordio del giovane Sepe, Navarro rientri tra i disponibili essendo pienamente recuperato. Strani scherzi del destino oppure misteri napoletani? Forse non si avrà mai una risposta, ma almeno si spera che questo velo oscuro possa essere tolto dalla testa di una società che vuole davvero diventare grande, iniziando proprio dal ribelle uruguayano e il martire italo – brasiliano.

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