REJA SI ,REJA NO. E’ STATO GIUSTO CONTINUARE IL RAPPORTO?

Ci sono stati giorni di festa sfrenata, sulle rive del Golfo, il Carnevale di Napoli ha rallegrato l'Italia intera, complimenti e ringraziamenti si sono sprecati. Il ritorno, finalmente anche formale, nel G20 del calcio italiano ha scatenato nella città un'esplosione di gioia, un fiume azzurro di stoffa e plastica che ha cancellato per un lungo istante tristezze e frustrazioni di un popolo sempre troppo bistrattato. Ma poi pian piano si torna alla normalità, i festeggiamenti finiscono, non sarebbero feste se durassero per sempre. E la testa ricomincia a ragionare, a pensare e valutare in virtù del futuro, di cosa si può fare per perpetrare la felicità, almeno quella sportiva, negli anni a venire. 

 

Come al solito la base per ripartire e costruire le prossime stagioni non può che essere l'allenatore, colui che con le sue indicazioni e la sua sapiente leadership condurrà la squadra verso il cielo, o verso gli inferi. E nel Napoli dell'anno prossimo uno dei punti fermi sembra essere proprio mister Reja, l'uomo ombra del doppio successo che ha riportato gli azzurri nella massima serie. La gratitudine è d'obbligo, ma non può rappresentare certo da sola l'inchiostro che firmerà il nuovo contratto. Le valutazioni preventive bisogna farle, nel bene o nel male, per poter almeno provare a prevedere quello che accadrà. E allora proviamoci, analizzando i pro e i contro di una sempre più probabile riconferma di Edi il vincente. Le vittorie, si sa, mettono in luce tutti i lati positivi dei loro artefici, e anche chi fino a poco tempo fa non convinceva troppo può diventare l'allenatore perfetto. E quindi adesso i "pro" sono sotto gli occhi di tutti: la squadra ha subito pochissimo, meno anche della Juve cannibale, ha tenuto testa anche alle Grandi e ha saputo sempre farsi valere nei momenti importanti. Con Reja la squadra non ha perso un colpo, almeno dal punto di vista dei risultati, finendo imbattuta in casa e con un punto in più del pirotecnico Genoa. Dati statistici, numeri a cui come sempre è difficile controbattere, perché i fatti parlano più e meglio delle chiacchiere. Chiacchiere come in fondo possono essere quelle riversate a favore del tecnico, riguardo ad esempio la coesione del gruppo o i buoni rapporti con lo spogliatoio; tutte da verificare, con un beneficio del dubbio che è più che lecito. Però poi, appunto, il trasporto emotivo che offuscava i pensieri e portava a credere nel mister friulano come il nuovo profeta del calcio inizia a lasciare spazio a ragionamenti più profondi. La memoria torna così alle arrabbiature derivate da scelte tattiche e tecniche opinabili, o alla noia sugli spalti del San Paolo per partite soporifere contro squadre di bassissima lega. E che dire degli interminabili minuti in cui il Napoli era arroccato nella propria area con difensori, santi, madonne pali e traverse a difendere un risultato frutto di un solo tiro in porta… Inoltre, proprio a proposito dei fatti, la scarsa fiducia (con tanto di velate lamentele degli interessati) data ai più giovani potrà rappresentare un problema in futuro, a meno che non venga corretta il prossimo anno. Un Napoli che vive alla giornata non potrà mai giovarsi della programmazione che rende grandi alcune squadre che, pur non avendo il potere economico del Milan o dell'Inter, mirano a valorizzare talentini innestati in un'intelaiatura anche esperta. Nel Napoli il più giovane della formazione-tipo è Calaiò, che di anni ne ha 25, nessuna traccia invece dei Montolivo o dei Pazzini della Fiorentina, o dei Barzagli e degli Zaccardo del Palermo di qualche anno fa, quando era appena salito dalla B. E perché no, anche dei Raggi e Pozzi dell’Empoli miracolato che farà la Coppa Uefa.

 

Come abbiamo visto, dunque, sono svariati i motivi per riconfermare Reja, ma sono molti anche quelli per essere quantomeno perplessi. La differenza in fondo la farà la linea che ha intenzione di seguire la società, che forse anche guidata dalla carenza di allenatori promettenti (tutti già accasati fin troppo presto) ha deciso di affidare il timone ancora nelle mani del coriaceo tecnico friulano, per un anno di transizione in vista del rilancio di un progetto più ampio. Se invece è questo il film che il Presidente vuole offrire al suo pubblico anche nei prossimi anni, ci sarà da prepararsi a qualche lieto fine e di sicuro a qualche altro bel Carnevale, ma nel frattempo bisognerà armarsi di caffè e camomille, perché ci saranno tanti sbadigli e poca, pochissima tranquillità.

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