Dietro l’ipocrisia di Mancini (e dell’Italia) c’è tutta la paura per Napoli e per il Napoli (che li guarda dall’alto, ad uno ad uno)
“Puntare, mirare, fuoco!”. Come un tenente che guida una compagnia, Roberto Mancini è riuscito ad unire tutti, ma proprio tutti, attraverso la monoarma dello sputtanamento (Treccani, da “sputtanare” : “Dire male di una persona, andarne a riferire ad altri colpe e difetti reali o immaginari, per sminuirla nella stima e nella considerazione altrui) a dir poco incondizionato verso il tecnico del Napoli Maurizio Sarri. Colpevole, e su questo non c’è ombra di dubbio, di aver utilizzato un termine che, adoperato con fini offensivi (e nel caso specifico i fini offensivi ci sono tutti, ma nella loro natura intrinseca, non in quella del termine, sia chiaro), risulta essere disgustoso e assolutamente da censurare. Pagherà Sarri, e la punizione dovrà essere esemplare, non fosse altro perché il putiferio scatenato nei suoi intenti dal lord marchigiano e concretizzato a tutti gli effetti dagli organi di informazione (a proposito, ma si è per caso giocato un quarto di finale di Coppa Italia ieri al San Paolo?), con Rai Sport a fare da capofila di questa turbata e scandalizzata combriccola, diventerebbe una goccia rispetto all’oceano di “vergogna” e di “scandalo” che invaderebbe prime pagine di quotidiani ed aperture di notiziari e programmi di Approfondimento.
Ma voi lo avete visto Roberto Mancini, ieri, davanti alle telecamere? Con che spirito, che animo, che coraggio, si è aperto all’Italia intera per denunciare il deprecabile (e non c’è dell’ironia) accaduto? Ma è la stessa persona che, a detto del suo ex allenatore e compianto Vujadin Boskov, “ha un carattere aggressivo, quando un compagno non gli passa la palla lui inizia ad insultarlo con diverse parolacce, questo non è bello”? E’ la stessa persona che, in qualità di allenatore in seconda, dopo un Lazio-Arsenal di Champions League (17/11/2000) condito dalla delicatezza di Mihajlovic nei confronti di Vieira (“negro di merda”, ndr.), si preoccupò di stemperare i toni dichiarando : “Sinisa e Vieira sono due ragazzi intelligenti, credo che possano superare le tensioni e finirla. Nel corso di una partita l’ agonismo esasperato può portare a momenti di tensione e di grande nervosismo. Credo che anche qualche insulto ci possa stare. L’ importante è che tutto finisca lì”. Preciso, identico, uguale a quanto accaduto ieri sera insomma. E’ ancora lui, il neo paladino italiano della giustizia, che dopo un Inter-Napoli del 06/10/2007, impreziosito da perle di purità dei tifosi nerazzurri quali “Partenopei tubercolosi” e “Napoli fogna d’Italia”, si scandalizzò per lo scandalo che tali gemme suscitarono, tuonando : “Razzismo? No, sono solo sfottò, come ce ne sono su tutti i campi. Iniziate a non farli vedere, quegli striscioni. Voi fate cronaca? E io dico la mia… Siete dei falsi moralisti“. Se parliamo dello stesso elemento, a Mancini dovrebbero consegnare l’Oscar per la miglior sceneggiata e il miglior piagnisteo. Ma vuoi vedere che, sotto sotto, l’uomo che giustificava gli insulti razzisti dei propri calciatori attribuendone la paternità all’agonismo esasperato e augurandosi che l’intelligenza dei diretti interessati potesse far si che tutto finisse in campo abbia trovato un bel argomento per cogliere due piccioni con una fava, far passare in secondo piano l’ennesima scialba prestazione della squadra schierata con i titolari (eccezion fatta per Icardi, ma Jovetic la vogliamo considerare una riserva?) e mettere alla gogna l’altro uomo, quello che sta guidando Napoli e il Napoli alla vetta della classifica del campionato italiano (questa è la vera offesa, evidentemente) e capace di guadagnare su monsieur Roberto la bellezza di 13 punti dalla 5° giornata ad oggi?
Il dubbio è forte, pressante, quasi angosciante, e guadagna piena legittimità nel momento in cui la compagnia obbedisce al tuo tenente facendo fuoco a volontà sul bersaglio indicato. Una tristezza infinita assistere alle grida di condanna (mancava solo la richiesta di squalifica a vita) per Sarri e quelle di esaltazione, di commozione, di incoraggiamento per quanto accaduto e di ringraziamento per Mancini (con annesso, continuo e fastidiosissimo sghignazzare), “finalmente uno che denuncia cose che nel calcio spesso vengono nascoste sotto il velo dell’omertà” (però i simpatici striscioni nei confronti dei napoletani non andavano mostrati per non cadere nel falso moralismo, e Mihajlovic poteva offendere Vieira perché era sotto gli effetti della trance agonistica), il tutto partito dallo studio di “Zona 11 PM”, in onda sulle frequenze di Rai Sport, con il povero Gianni di Marzio che, uno contro tutti, cedeva di schianto nella battaglia contro l’ipocrisia e il finto moralismo portati ai livelli più alti immaginabili. Fantastiche, poi, le scenette di “preoccupazione” dei suddetti opinionisti, con domande del tipo : “Ma, Gianni, non è che questa vicenda, che sta avendo tutto questo risalto anche a livello internazionale, potrebbe influire negativamente sul cammino del Napoli?”. Grasse risate, accompagnate da un retrogusto amaro, che sconfina questa mattina, quando si viene a sapere che dalle parti di corso Svizzera 185, Torino, sono “tutti Mancini” . Tutti, ma tutti proprio, con le armi puntate verso chi sta osando sovvertire l’ordine gerarchico dell’Italia pallonara, facendolo alla guida della squadra che rappresenta la città più deturpata e mediaticamente bistrattata dell’intera penisola. Perbacco, bastava ricordarsene, e non ci sarebbe stato alcunché per cui meravigliarsi. Dimenticavo, in tutto ‘sto casino, se pensate di poter destabilizzare questo ambiente, potete iniziare a rimboccarvi le maniche : a Napoli, in città, in società, nello spogliatoio, Sarri gode di troppa stima e riconoscimento, da parte di tutti, e tutti, da ieri sera, saranno più uniti e compatti che mai.


