PROVACI ANCORA MANU
Il Napoli chiude il 2007 con un pareggio che lascia l’amaro in bocca. Finisce uno ad uno contro il Torino in una partita dai mille risvolti. E si, perché a volerla raccontare non basterebbero mille pagine. Si potrebbe partire dalle non poco discutibili decisioni del signor Trefoloni di Siena. Chissà quanti vorrebbero capire cosa è passato nella testa della giacchetta nera(oggi in versione rossa) quando al 36° della prima frazione ha decretato un rigore contro gli azzurri per un presunto mani di Domizzi, quando invece il pallone era stato intercettato di piede, ergo in modo del tutto regolare dal bravo e attento difensore. Decisione che lascia basiti vista l’importanza e soprattutto la categoria della gara in questione. Molti altri invece cercano risposte nelle machiavelliche teorie figlie della mente del goriziano Reja. Pensieri che ormai sempre più raramente trovano condivisione elettiva da parte dei tanti tifosi. Ci sia permesso, non è di facile comprensione quel continuo giocare alla “viva lo parroco”, modalità di gioco più affine ai campetti d’oratorio che a quelli caldi e affamati di calcio come il San Paolo. Per di più si era in superiorità numerica…
Ma queste, per quanto discutibili, rimangono decisioni e quindi prese di posizione difficili da attaccare sin quando c’è un’autorità. Allora è il caso di soffermarci su quel maledetto palo, quel disgraziatissimo legno che in pieno recupero ha detto no alla voglia di rivalsa di Calaiò. La testata dell’arciere sembrava destinata ad insaccarsi alle spalle del battuto Fontana e con essa a cadere l’ormai triste maledizione che sembra accompagnare il povero attaccante, ma niente da fare. Ancora una volta per Calaiò non si batte chiodo. Ancora una volta quell’ urlo liberatore non ha trovato sfogo per chi come lui vive di questi attimi e per chi in lui crede e tanto. Solo un lungo sospiro, morto tra i denti che se ne va mentre quel pallone rientra in campo per poi essere spazzato da chi neanche ci sperava più. Speranze che però tanti continueranno a mantenere. Speranze che non possono essere perse da chi veramente sa di valere un palcoscenico d’elite come la serie A. Poco importa che alcuni non si accorgano o non si fidino di tali abilità. La risposta che deve cercare Calaiò è in quel lungo applauso che ha accompagnato la sua grande giocata che solo per volere degli “dei del calcio” non si è concretizzata. Ora più che mai Manuele deve crederci e lottare per dimostrare allo scetticismo vetusto di alcuni che lui merita di vestir d’azzurro. Se è vero che il tempo è galantuomo deve solo avere calma…
