PROVA DI MATURITA’

Così è ancora più bello. Una vittoria, attesa 15 anni, arrivata quando ormai nessuno ci sperava più. Anzi, la paura di beccare la solita beffa nel finale era forte. Perché il Sant’Elia non è mai stato uno stadio fortunato. Quella punizione fischiata a favore del Cagliari all’ultimo minuto di recupero faceva inevitabilmente presagire al peggio. Invece è arrivata la ripartenza della Provvidenza. Chi di spada ferisce, di spada perisce. Un guizzo di Lavezzi che ha mandato in estasi il Napoli. Perché l’anima della squadra è lui, il Pocho. Sempre l’ultimo ad arrendersi e il primo a sacrificarsi. Quando si vince questo tipo di partite, poi – vedi la recente vittoria a Brescia – vuol dire che l’anno potrebbe essere proprio quello buono.

 

La squadra è cresciuta rispetto a dodici mesi fa. Stasera, ad esempio, ha tenuto quasi sempre in mano la partita. Rispetto allo scorso campionato, però, gli azzurri hanno imparato a gestire meglio i momenti topici della gara. Certo, si fa troppa fatica a tirare in porta. Non a caso il Napoli è una delle quattro squadre in serie A ad essere andate a segno con il minor numero di giocatori, 4. Un dato questo che fa inevitabilmente a pugni con un altro. La banda Mazzarri è l’unica ad essere sempre andata a segno in questo campionato. Un paradosso? Mai come in questi casi, la verità sta nel mezzo. È vero che il Napoli va sempre in gol ma è comunque poco rispetto alla mole di gioco e al numero di occasioni che crea. L’allenatore di questo ne è consapevole e il primo ad arrabbiarsi per questa situazione è proprio lui. Ma la strada intrapresa è quella giusta. Perché se gente come Yebda, Sosa e Santacroce cominciano a ingranare, allora lottare sia per il campionato che per l’Europa non è impossibile. Se poi arriva qualche rinforzo tanto meglio. Adesso c’è un terzo posto da difendere e magari da migliorare. La voglia di sentire quella musichetta è troppo forte. La Lazio di Reja è avvisata.

 

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