NAPOLI, E’ MAZZARRI IL TUO JOLLY!

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Semplicemente un sogno. Non importa quanto sia destinato a durare; se una partita, tre, quattro, cinque o dieci ancora, oppure fino al 22 maggio. L’importante è saper vivere alla giornata, e godersi quel secondo posto azzurro in classifica, affascinante quanto inaspettato. Il tutto condito da un pizzico di qualificazione ai sedicesimi di Europa League, tre palloni alla vecchia signora, un paio di infarti rischiati in più di qualche circostanza, un barattolo di tabù piccanti sfatati qua e là, e un Matador a stendere per bene ingredienti ed avversari. Eh si, non manca proprio nulla in questa squisita pietanza chiamata Napoli, che per tutto il 2010 appena passato agli archivi ha deliziato il palato del pubblico partenopeo. Quasi dimenticavamo…e il cuoco? Perché gli ingredienti possono esser buoni quanto vogliono, ma bisogna anche saperli mettere assieme affinchè si crei quell’alchimia di sapori in grado di far colar l’acquolina in bocca al più severo dei critici. Ebbene, eccoci al nome di Walter Mazzarri. Chef di una squadra che sta stupendo dal primo giorno in cui quel toscanaccio si infilato il grembiule, e che non vuole smettere di stupire. Se poi gli ingredienti sono buoni, ma non i migliori in assoluto, allora emerge ancor più nettamente quanto sia importante la mano di chi sta dietro ai fornelli. “Un asino non potrà diventare mai un cavallo di razza. Non ha vinto niente, nemmeno la Coppa della Toscana”, affermava la scorsa stagione un certo signore che risponde al nome di Josè Mourinho. Ciò che forse in quell’occasione è sfuggito all’irritante tecnico portoghese, e che spesso sfugge anche ai più, è che sono in molti gli allenatori che riuscirebbero ad alzare coppe al cielo essendo al timone della corazzata di sorta, ma in pochi otterrebbero invece grandi risultati alla guida di squadre minori, o comunque non ancora all’altezza delle big. Walter Mazzarri è uno di questi pochi. Lo dicono i suoi risultati da quando siede sulla panchina del Napoli, e ancor prima lo si evince dal suo curriculum. Perché, si sa, la Toscana è terra di chef. Ma anche di ottimi allenatori, non c’è che dire…

LE IMPRESE – Il tecnico di San Vincenzo è entrato negli almanacchi soprattutto per una vera e propria impresa datata 2006/2007, che lo ha portato a ricevere addirittura la cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Mazzarri riuscì infatti a raggiungere la salvezza con la Reggina partendo con un handicap di -15 punti in classifica (poi ridotti ad 11) che, a seguito delle vicende di Calciopoli, sembrava dover condannare la società calabrese ad una Serie B certa. Ma la carriera il tecnico toscano se l’è costruita tassello dopo tassello, come un meraviglioso mosaico e senza ricevere alcun tipo di regalo. Un vero e proprio cursus honorum, partendo dal basso, al contrario di altri a cui invece è stato concesso per chissà quale motivo di patire del vertice, ma che poi ci hanno messo un attimo ad affondare con tutta la barca. Mazzarri è partito dai campi della C2 prima e della C1 poi, rispettivamente ad Acireale e Pistoia. Ha conosciuto la Serie B con il Livorno, portando al primo colpo la squadra in Seria A. Ha trascorso tre stagioni a Reggio, compiendo la già citata impresa e raggiungendo ogni anno la salvezza. Ha rigenerato Antonio Cassano in blucerchiato, sfiorando la qualificazione in Champions e la vittoria della Coppa Italia con la Samp. Il tutto senza esser mai vittima di un esonero nel corso della sua carriera. Poi il resto è storia recente, storia di Napoli. Di un amore scoccato con la piazza a suon di risultati, tanto da meritarsi un posto tra i presepi di San Gregorio Armeno. Certo, non è privo di difetti il tecnico azzurro, primo su tutti le sue frequenti lamentele nei confronti degli episodi arbitrali che lo rendono un po’ indisponente agli occhi soprattutto di qualche collega. Ma infondo la perfezione non esiste. Non è propria della natura umana. L’importante è essere in grado di far sognare la gente, tirando fuori il meglio da chi si ha a disposizione. Ed in questo non c’è Special One che regga: Mazzarri non è secondo proprio a nessuno…

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