Mai sfidare la sorte

Con la sessione di mercato estiva alle spalle, analizzando la composizione della rosa azzurra, la  cessione last-minute di Leonardo Pavoletti ha causato una situazione analoga a quella dello scorso anno: due soli attaccanti centrali, il “Falso Nueve” Mertens e l’ariete Milik.

Proprio come la scorsa stagione, quando il polacco era affiancato da Manolo Gabbiadini per il post-Higuain, ritroviamo solo due attaccanti centrali, aspetto che, dopo il gravissimo infortunio di Arek e l’inadeguatezza tattica del bergamasco, costò, nel mese di ottobre, molti punti per la corsa scudetto.

Facendo i dovuti scongiuri, per eventuali infortuni e squalifiche, sembra che la società non abbia imparato dai propri errori, anche se, in questi dieci anni di Serie A, la squadra di De Laurentiis non ha mai avuto più di due attaccanti in rosa, anzi, talvolta le soluzioni in panchina non erano minimamente paragonabili ai titolari: ricordiamo che per due stagioni consecutive Cavani ebbe come sostituti prima Cristiano Lucarelli e poi Emanuele Calaiò, Higuain ebbe un giovanissimo Duvàn prima e poi lo stesso Gabbiadini che, come abbiamo già detto, non è mai stato di sicuro affidamento.

Almeno quest’anno sembra esserci un dato positivo, sia Mertens che Milik sono già ben amalgamati con il gioco di Maurizio Sarri, niente di nuovo da scoprire, quindi, ma dal sicuro utilizzo, anche se un’ altra punta di peso avrebbe potuto giovare alla squadra in partite in cui si è costretti a rincorrere, sfruttando soprattutto le occasioni da calcio piazzato. Non solo, vista la grandissima fiducia che il tecnico toscano nutre per Dries, quando Lorenzo Insigne per qualsiasi motivo non potrà essere schierato, questi potrebbe tornare, anche solo part-time, sulla corsia di sinistra con Milik al centro. In questo caso il Napoli non avrebbe, alternative in panchina. Salvo l’inserimento di Ounas.

Ancora il Napoli si affida alla sorte, che per molto tempo, come nei casi di Cavani e Higuain  ha favorito gli azzurri mentre con Milik ha punito e non poco la squadra. Dare una chance a Pavoletti o Zapata avrebbe garantito una maggiore alternanza che, se fatta in modo oculato, avrebbe giovato sia ai risultati della squadra, che alla valorizzazione dei singoli, perchè i traguardi importanti, in stagioni lunghe e piene di impegni, come questa che è appena agli inizi, si raggiungono, non solo con i titolari, ma anche con una panchina lunga e all’altezza.

Emanuele Ranzo

Appassionato di calcio, iscritto alla facoltà di giurisprudenza, ex arbitro, ama la lettura, la politica ed il cinema. Alla sua prima esperienza giornalistica

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