MA I MIRACOLI LASCIAMOLI A SAN GENNARO

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Ci sono cose che non si possono comprare, ma che si conquistano con applicazione, lavoro, serietà e stile. Per alcune serve una vita, per altre possono bastare appena due mesi. Anche nella prima notte magica europea, Rafa Benitez e i suoi uomini hanno dimostrato che volere è potere. Sono arrivati a Capodichino lasciando a casa i tanti trofei vinti ma già in aeroporto hanno acquistato una bacheca da riempire. E, con tanto silenzio e altrettanto sudore, giorno dopo giorno hanno costruito un piccolo capolavoro in una città che li ha osservati prima con un po’ di scetticismo e poi con tanta fiducia.

Il vero capolavoro di questo simpatico maestro spagnolo non è tanto una squadra che in sessanta giorni ha imparato a giocare a calcio con carisma ed eleganza, ma aver ben presto cancellato il ricordo di una squadra incompiuta. Sottovoce è passato anche uno dei più costosi trasferimenti della storia del club. Provate a chiedere ai tifosi del Napoli, oggi, chi sono Mazzarri e Cavani. Vi risponderanno che il primo è un ottimo allenatore di provincia, amante più di se stesso e dei suoi risultati che di un progetto sportivo; e che il secondo pensa soltanto ai denari e alle donne, più delle maglie che ha finora baciato.

Soltanto per aver affidato a Benitez gente come Reina, Albiol, Callejon e Higuain (tanto per ricordare un solo elemento per reparto), De Laurentiis si è assicurato una dimensione internazionale che era comunque attesa dalla riprova del campo. Con la pazienza del saggio, l’allenatore strizzava l’occhio dopo un precampionato con luci e ombre. Aveva in pugno la situazione, e l’esordio al San Paolo contro il Bologna gli ha dato ragione con un calcio totale fatto di possesso palla, pressing costante ed altissima qualità di gioco. Qualità intraviste anche in trasferta a Verona con il Chievo, dove la squadra ha dimostrato di saper anche reagire. Con l’Atalanta, ha saputo aspettare. Con un turn-over ragionato e scelte perfette, Benitez ha fatto l’en-plein.

L’esame di maturità era quello contro i vice campioni d’Europa, una squadra che il mago Klopp ha assemblato nel corso degli anni e che con il tempo è diventata grandissima fino a sfiorare la Coppa dalle grandi orecchie. Il Napoli l’ha superata a pieni voti, mettendosi subito al comando della classifica del girone di Champions insieme all’Arsenal, capace di espugnare Marsiglia. La strada è lunga, ma la partenza è perfetta. Il Napoli ha vinto, come finora fatto in ogni partita ufficiale, giocando con personalità come già fatto in questo inizio di campionato. L’ha sbloccata con Higuain, l’ha chiusa con Insigne. Il primo ha raccolto l’eredità di Cavani, il secondo ha dimostrato di non essere “un semplice ragazzino che viene dalla B” (ammesso che fosse una colpa). E, alla fine, nessuna esultanza spropositata: questo è solo il frutto del lavoro di grandi professionisti. I miracoli, quelli veri, lasciamoli a San Gennaro …

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