LA COPPA UEFA 88-89
Innanzitutto una premessa : all’ epoca in Coppa dei Campioni giocavano solo le squadre vincitrici del campionato nazionale, perciò in Coppa Uefa, andavano le compagini classificatesi dalla seconda posizione in poi. Di conseguenza, benché fossero assenti le inglesi ( per i noti fatti dell’ Heysel ), la coppa assumeva un prestigio sensibilmente superiore a quello di oggi. Ciò a rimarcare, la grande impresa compiuta dagli azzurri, in quella edizione, vinta affrontando squadre di notevole spessore. Il primo turno, come avversari si presentano al S. Paolo la sera del 7 settembre 1988 i greci del Paok Salonicco, che, difendendosi ad oltranza, limitano il passivo ad un solo gol ( 1 –0, rigore di Maradona al 59° ). Per il ritorno, è l’ ambiente infuocato del Pireo, a creare le maggiori ansie al clan partenopeo, con striscioni sugli spalti che raffigurano un’ aquila intenta a rapire Diego, il quale però, al minuto diciassette lancia alla perfezione Careca, che con un perfetto diagonale brucia il portiere ellenico, azzittendo il turbolento pubblico di casa. Nella ripresa, il Paok pareggerà al 65° ( 1 –1 ), ma il punteggio finale mal sarà digerito sugli spalti, con il match interrotto a causa di continui lanci di oggetti, per la bellezza di dieci minuti. Per il secondo turno, la sorte sceglie come antagonista il Lokomotive Lipsia, team della Germania Est. In Germania il Napoli sonnecchia, lasciando l’ iniziativa ai tedeschi, che dopo tanto insistere,” passano “ al 67°. A questo punto però, la possente macchina azzurra torna a far ruotare i motori, e dopo soli cinque minuti, arriva il gol di Francini ( 1 – 1 ). Lo stesso Francini, mette a tacere le ( per la verità poche ) velleità del Lipsia pure nel ritorno, andando a segno già al secondo minuto di gioco. Senza grossi problemi, il match viene condotto in scioltezza, con l’ aggiunta del raddoppio giunto su autogol al 54° ( 2 –0 ). Per superare l’ ostacolo degli ottavi di finale, la “ Bianchi band “ deve vedersela con i francesi del Bordeaux, guidato in campo dall’ italo – belga Vincenzino Scifo, ed in panchina dal futuro tecnico campione del mondo 1998 con la Francia Jacquet. La gara di andata, disputatasi sul terenno d’ oltralpe, si mette subito in discesa per gli azzurri, che segnano già al 5° con Carnevale ( 1 –0 ) controllando abbastanza agevolmente le scorribande dei “ girondins “ per il resto della gara. Turbolento fu invece il dopo – partita, con pesanti accuse di Corrado Ferlaino ai dirigenti francesi, colpevoli a suo dire, di comportamenti assai poco eleganti. Al S. Paolo, in pratica si decide già tutto al terzo minuto, causa l’ espulsione del terzino Thuveniel, con gli azzurri che preferiscono non infierire sugli ormai sfiduciati avversari, accontentandosi dello 0 –0 finale.
Per i quarti di finale, ecco presentarsi lo scontro più inatteso : quello fratricida con la Juventus! I bianconeri, guidati in quella stagione da “ Dinomito “ Zoff, inferiori sul piano tecnico a Maradona e c., con una gara tutto cuore e corsa, sorpresero gli uomini di Bianchi a Torino nell’ andata, imponendogli un 2 –0 che prospettava cupi orizzonti per il passaggio alle semifinali. Dopo un buon inizio ( Carnevale di testa mancò di pochissimo il vantaggio ), con un tiro tanto bello causale di Bruno, la Juve passò in vantaggio al 13°, raddoppiando proprio al 45° grazie ad una sfortunata autorete di Corradini. Vani furono gli sforzi dei partenopei di realizzare almeno un gol nella ripresa, ben controllati dalla difesa bonipertiana. Il grande pubblico del S. Paolo, per il match di ritorno, non fece però mancare tutto il suo grande calore, spingendo con la sua folta presenza, la squadra verso l’ impresa impossibile. La sera del 15 marzo 1989, dopo soli sette minuti, il sogno sembrò svanire sul nascere, a causa di un bel gol al volo del danese talentuoso ma discontinuo Laudrup. Fortunatamente ( per la verità sbagliando ) l’ arbitro tedesco – orientale Kirschen annullò, concedendo poi al decimo un dubbio rigore per affossamento di Carnevale. Diego con la consueta maestria segnò, al 45° con un bel tiro appena fuori area raddoppiò Carnevale, pareggiando i conti. Il punteggio non mutò più sino al 119°, quando con un colpo un po’ di testa e un po’ di spalla, Renica regalò l’ insperata qualificazione, fra boato assordanti di gioia ed incredulità ( 3 –0 ). Per le semifinali, agli azzurri toccò un’ autentica leggenda del calcio mondiale : il Bayern Monaco, che scese a Napoli per l’ incontro di andata il 5 aprile 1989. Dopo un inizio balbettante, Antonio Careca sfruttò al meglio un errore della difesa bavarese segnando con un preciso diagonale al 40°. Il secondo tempo andò in tutto altro modo, con un Carnevale scatenato autore di un gol, di un palo, e di giocate sempre pericolose. Ma tutta la squadra si espresse ai suoi soliti livelli, legittimando il 2 –0 finale. Nella patria dell’ Oktoberfest, la premiata coppia Maradona – Careca confezionò due reti di pregevoli fattura ( doppietta del brasiliano ), ed a nulla servirono le due reti dei padroni di casa ( 2 –2 ), che anzi rischiarono più volte la sconfitta nel finale. Il Napoli era in finale !
L’ ULTIMO ATTO
Un altro ostacolo tedesco – occidentale ( il muro di Berlino sarebbe caduto da lì a poco ), si frapponeva fra il Napoli e la coppa : lo Stoccarda di Jurgen Klinsmann e Maurizio Gaudino , un napoletano di Frattamaggiore naturalizzato tedesco. Proprio Gaudino, nel match d’ andata al S. Paolo, sfruttando un clamoroso errore del compianto Giuliani, portò i suoi in vantaggio al 17°, Da quel momento cominciò un’ affannosa rincorsa, che diede i suoi frutti solo al 68°, grazie ad un colpo malandrino di Diego, che fece carambolare la palla sulla man di un difensore tedesco, controllandolo lui stesso con la “ Mano di Dios “, trasformando poi il conseguente rigore. Lo stesso Diego liberò sotto porta Careca al minuto 87°, che diede agli azzurri un sofferto ma preziosissimo 2 –1 finale. A Stoccarda, in un mare di bandiere azzurre, con tifosi provenienti da ogni parte d’ Europa, la gara in pratica non ebbe storia : non inganni il 3 –3 finale, dovuto solo a due sfortunati errori di leggerezza commessi da Nando De Napoli. Al 61°, grazie ad Alemao, Ferrara e Careca, il punteggio era già sul 3 –1 per i “ nostri “, dominatori incontrastati in pratica per tutti i novanta minuti. Fra il tripudio generale Diego poté alzare la Coppa, finalmente l’ Europa era nostra !
