MARADONA

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E' di questi giorni la notizia dell'allontanamento di Maradona dalla panchina della squadra degli Emirati. Al "Nostro" è stato riservato lo stesso provvedimento adottato qualche anno fa dalla Nazionale Argentina. Così va il mondo del calcio. Ma non è questa l'occasione per parlare delle traversie di Dieguito nella funzione di allenatore, nè vogliamo rievocare le gesta del sublime calciatore. Per quest'ultimo aspetto il lettore potrà ricorrere al libro "Gli Azzurri del Napoli". Vogliamo, invece, rievocare un aspetto particolare della vicenda napoletana di Maradona: quella dei sentimenti, delle ansie, delle aspettative del tifoso della squadra Azzurra.  Una prima considerazione: non era, quella dell'arrivo di Maradona a Napoli la "prima volta" della discesa di un grande campione in terra di Partenope. In ordine cronologico, e per limitare il campo di indagine al dopoguerra, bisogna fare i nomi di Jeppson, Vinicio, Savoldi, Paolo Rossi.In ciascuna delle vicende che hanno riguardato i campioni appena citati, si era creato nel tifoso lo stesso meccanismo mentale: una grande aspettativa seguita poi da una più o meno rilevante delusione (con l'eccezione, va detto, dell'esperienza di Vinicio). E tutto questo per effetto di un grave errore di valutazione da parte dei responsabili della squadra, il convincimento, cioè, che un solo giocatore, sia pure importante calcisticamente parlando, potesse determinare quel salto di qualità tale da trasformare una compagine più o meno discreta in un complesso di campioni in grado di sbaragliare le altre formazioni. Ma andiamo con ordine. Anni '50, arriva a Napoli Jeppson, svedese, grande centravanti, dotato del fiuto del gol, di un ottimo tiro, ecc. La pubblicità dell'epoca aveva detto, senza giri di parole, che con lo svedese il Napoli avrebbe conquistato lo scudetto. Nulla di vero, per il motivo suindicato: gli altri elementi che giocavano con la casacca azzurra…non erano all'altezza, con l'eccezione di Amadei, per cui di scudetto, o almeno di piazzamenti d'onore, meglio non parlare. La stessa vicenda, con protagonista diverso Beppe Savoldi, si ripete a distanza di anni. Ancora una volta, il pagamento di una cifra iperbolica fa gridare allo scandalo i soliti moralisti (una città con i problemi di Napoli paga due miliardi un calciatore ! E' una vergogna !  Oggi, nessuno fa cenno ai milioni che spende la Juventus per i nuovi acquisti anche se gli stabilimenti Fiat chiudono o vanno in cassa integrazione). Ma anche con Savoldi in formazione il Napoli non decolla verso i vertici della classifica. Il caso di Paolo Rossi è ancor più emblematico: acccordo tra le due Società, tutto concluso, ma…no al trasferimento da parte dell'interessato. Allora, tutto da rifare. Ma, a questo punto,  è doveroso riconoscere che li Presidente Ferlaino aveva imparato la lezione.Con un solo campione, anche se grande non si fa una squadra vincente. E siamo arrivati all'avvento di Maradona, grande, grandissimo, che si inserisce in un complesso composto da soggetti che, ciascuno nel suo ruolo, rappresenta il "meglio" offerto dal campionato italiano. Questo, a ben vedere il merito di Ferlaino: aver definito un progetto, creato una compagine di rilievo, superato l'esperienza fallimentare legata ad un solo nome.  Quale l'atteggiamento del tifoso napoletano in quel caldo luglio del 1984 ?  Diciamo la verità, la notizia determinò due sentimenti contrapposti; per un verso, euforia, speranza di vittoria e di riscatto dopo anni di sofferenze e sconfitte; per altro verso, timore di assistere al ripetersi delle tristi esperienze precedenti, paura che malgrado la presenza in campo di Diego poche volte avremmo gioito per il risultato della squadra. Le cose, poi, sono andate nel modo migliore, i successi non sono mancati, gli scudetti sono arrivati, quindi rinnoviamo il nostro grazie a quella compagine, a quella Presidenza, a quel giocatore. 

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