LA CADUTA DEGLI ANGELI AZZURRI

Non è giusto. Non è giusto perdere così dopo aver sudato e sofferto per un’intera frazione in dieci uomini, dopo aver cullato per quasi 90 minuti il sogno di restare in vetta e superare anche l’ostacolo più duro. Ecco cosa pensa il tifoso partenopeo dopo quello che è accaduto stasera, al termine di una partita al cardiopalmo nella quale le coronarie sono state messe a dura prova da un secondo tempo racchiusi in una sola metà campo. Ma, ne siamo certi, nonostante la sconfitta nessuno avrà nulla da recriminare.

 

Non si può eccepire infatti sulla prestazione dei ragazzi terribili di Reja. Il mister alla vigilia aveva chiesto undici leoni ed è quello che ha ottenuto da chi è sceso in campo. E chissà cosa sarebbe accaduto a giocare per tutta la gara in parità numerica, chissà se il Milan avrebbe sostenuto per tutta la gara i ritmi vertiginosi tenuti dai più freschi avversari. Forse la pecca è proprio l’ingenuità di Maggio: certo l’espulsione è opinabile (come molte altre decisioni prese stasera da Rocchi) ma non si possono prendere due cartellini in venti minuti e lasciare un simile vantaggio ad avversari così quotati. E sembrava remare tutto contro gli azzurri, perché tre delle pedine più importanti, tre degli insostituibili sono venuti meno in poco tempo. Defezioni da abbattere una corazzata che ha ben altri obiettivi nella vita rispetto a quello di spaventare le Grandi. Ma il Napoli no, il Napoli non molla neanche dopo un simile trauma. Senza più le gambe di Maggio, la testa di Hamsik e le forti braccia di Santacroce a combattere i rossoneri resta un moncherino in balia delle onde, contro la forza d’urto della tempesta rossonera. Eppure resta l’istinto di Lavezzi, unico nel tenere in scacco un’intera difesa di campioni con la sola forza della progressione. E restano i polmoni dello “zambrottato” Mannini, straordinario nel cambiare fascia e obiettivi di gioco in corso d’opera senza minimamente risentirne; pensare che un anno esatto fa questo ragazzo faceva l’esterno d’attacco e stasera era lì, da terzino, a non far toccare un solo pallone a Ronaldinho dovrebbe rendere l’idea della sua umiltà e della grande duttilità che lo rendono il vero e proprio jolly di questa rosa. E che dire del cuore di Gargano, la solita inesauribile zanzara in giro per il campo. Spicca inoltre la sicurezza di Cannavaro, capitano ritrovato proprio nella gara più importante. Ancora c’è la manona benedetta di Iezzo, fantastico nel togliere a Kakà un rigore dai piedi, e non solo quello.

 

Ma purtroppo sbuca anche il capoccione di Denis, quello che a Bologna aveva regalato due punti di platino. Il Tanque infila stavolta nella porta sbagliata, rovinando l’entusiasmo che solo due minuti prima era alle stelle grazie al penalty parato da Iezzo. Un vero peccato, una delusione immeritata per squadra e tifosi dopo aver dato “anema e core” fino all’ultimo respiro. Per questo nessuno potrà dire nulla, per questo le relazioni degli osservatori di tutta Italia sono ancora entusiastiche su questo gruppo che non deve demoralizzarsi dopo uno stop preventivato e preventivabile. Quando ci si mostra così indomabili e così frizzanti nella Scala del calcio anche la sconfitta diventa meno amara. Grazie lo stesso, Napoli, guarda avanti e non cambiare mai.

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