IL MERCATO DEI “VICE” POTREBBE TRAVOLGE ANCHE ROSATI

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Affinché una pianta possa crescere sana e forte, è necessario che la radice in primis sia robusta e soprattutto solida. Non preoccupatevi, non avete accidentalmente cliccato su un sito di botanica o pollice verde. Si parla sempre di pallone, perché la pianta a cui ci riferiamo si chiama Napoli. Infondo si sa, nel calcio la “radice” della squadra si trova tra i pali e prende il nome di “portiere”. Un ruolo cardine, che se occupato da un fuoriclasse riesce quantomeno a portare quei sette-otto punti in più a stagione (volendo mantenerci bassi, ma spesso l’apporto è anche maggiore…) che permettono a chi lotta per qualcosa di importante di fare la differenza sugli avversari. Su coloro che in quel ruolo hanno “uno dei tanti” (o addirittura peggio). Vedi Buffon per la Juventus e capisci subito a cosa ci si riferisce…

 

ROSATI – Fatta la suddetta e generica premessa, veniamo al caso specifico. Preoccupato dall’età ormai non più da giovincello di De Sanctis e da qualche (seppur leggero) segno di cedimento del suo numero uno, il Napoli decise nella campagna estiva dello scorso anno di puntare su un giovane portiere da far crescere alle spalle di Morgan e che a Lecce aveva mostrato buone cose: Antonio Rosati. Dopo l’esordio in azzurro il 12 gennaio 2012 nell’ottavo di finale di Coppa Italia contro il Cesena vinto al San Paolo per 2-1, la vera e propria occasione di mostrare il suo valore Rosati l’ha avuta quest’anno con l’Europa League, considerando che la passata stagione Walter Mazzarri continuava giustamente a preferirgli De Sanctis nelle sfide di Champions, considerata tutt’altra cosa e addirittura predominante sul campionato. Roba da “titolarissimi”, per dirla alla livornese. Ebbene, conclusasi da alcune settimane la fase a gironi dell’Europa League (fortunatamente con la qualificazione ai sedicesimi), il risultato dell’esperimento-Rosati non solo non è stato incoraggiante, ma addirittura avvilente…

PAPERE EUROPEE – Per tornare a dove abbiam detto che il portiere di qualità si riconosce quando è capace di aggiungere qualcosa in termini di punti al rendimento della squadra, allora lo stesso postulato vale anche al contrario. In questo caso ci si è trovati addirittura nella situazione opposta, con l’ex numero uno delle Lecce che ha tolto punti al Napoli nel girone di Europa League con alcune sue prestazioni non proprio all’altezza (un tempo le chiamavano senza mezzi termini “papere”). E’ stato soprattutto il PSV a segnare il destino di Rosati. Due sconfitte per il Napoli, sia in Olanda che al San Paolo, che per poco non sono costate l’eliminazione al primo turno. 3-0 al Phillips Stadion, 3-1 a Fuorigrotta. E in entrambi i casi evidenti sono state responsabilità del portiere: sul gol che ha aperto le danze nella terra dei papaveri, con Rosati che esce malissimo al limite dell’area su un lancio lungo della difesa. Peggio addirittura al San Paolo, con ben due reti su tre frutto di incertezze dell’estremo difensore azzurro a dir poco “pasticcione” su Matavz. Ciliegina sulla torta la gara contro il Bologna in Coppa Italia, persa per 2-1. In quel caso nessun danno per carità (in porta c’era De Sanctis) ma è la motivazione a lasciar perplessi: la richiesta esplicita di non giocare, segno di una tranquillità persa o forse mai posseduta realmente.

FUTURO – Di primo acchito sembrerebbe ingiusto basarsi solo sulle prestazioni di cui sopra per determinare il futuro di un portiere comunque giovane e che sembrava quantomeno di buone speranze. Soprattutto perché proprio per il fatto che si tratta di un ruolo cardine è necessaria una certa continuità nell’utilizzo per trovare il giusto rendimento. Continuità che Rosati non ha avuto, bisogna dirlo. D’altro canto i campioni emergenti sanno sfruttare le occasioni che il tempo (e la sorte) regalan loro: nessuno è nato titolare. Il posto in genere i calciatori se lo conquistano a suon di prestazioni, a maggior ragione se si tratta di una posizione delicata come quella del portiere. E fino ad oggi il messaggio che l’ex numero uno del Lecce ha trasmesso forte e chiaro è quello di non aver assolutamente sfruttato le sue chances: quelle che Mazzarri gli ha concesso in Europa. Un pensiero in più per Bigon: oltre che un vice-Cannavaro e un vice-Cavani, la sensazione è che il mercato di gennaio dovrebbe concentrarsi anche su un altro vice se si vuol blindare la porta…

 

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