GILA:ARRIVEDERCI A LUGLIO?
Ci sarà una partita nella partita domenica pomeriggio al San Paolo. No, non sul campo di gioco ma qualche metro più in là. Precisamente sulle nuove e comodissime panchine azzurre. Vere e proprie poltrone ma pur sempre simbolo di bocciatura per chi vi siede. Come per l'arciere e il violinista. Due artisti, a modo loro. Due bomber caduti in disgrazia. Più semplicemente due ragazzi classe '82 che sembravano dei predestinati. Per entrambi esordio con gol nella stagione '99/ '00 insieme con un altro ragazzotto mica male, Antonio Cassano. E poi? E poi la vita ha previsto uno strano disegno per Calaiò e Gilardino, un percorso toruoso che li porterà a reincontrarsi domenica a distanza di otto anni. Una casualità? All'apparenza. Se di disegno vogliamo parlare, se vogliamo credere che nulla avviene per caso può apparire come un passaggio di consegne tra due bomber tristi. Un perfetto ciclo vitale che per ogni partenza prevede un nuovo arrivo. E' dura la vita dell'attaccante, dove un centimetro o un centesimo di secondo fanno da spartiacque tra paradiso e inferno, gioia infinita o tristezza profonda. Lo sa bene il Gila. Sa che il destino apre le porte a tante opportunità che vanno prese al volo. Lui è salito sul treno Milan senza pensarci due volte, con la consapevolezza di avere tutti i mezzi per restarci. Non è stato così, anzi non sarà così poichè quello che il destino offre, può anche togliertelo, chiudendoti le stesse porte in faccia.
Sarà così anche per Manu. Succede allora che l'arciere e il violinista, che tanto hanno in comune, vivranno emozioni diametralmente opposte entrando in campo, pardon in panchina, domenica. Succederà, ne siamo sicuri, che il Gila scorderà almeno per un paio d'ore i gol sbagliati, le tante panchine di una stagione da dimenticare, e guarderà con occhio curioso il glorioso San Paolo. Stadio fatiscente, è vero, nulla a che vedere con la funzionalità di San Siro o con i gioellni d' oltremanica, ma che conserva sempre un certo fascino, un appeal che conquista al primo impatto, soprattutto gli attaccanti. Molti dei più bravi sono passati da queste parti e la simbiosi è stata quasi naturale. Proprio quello che ci vorrebbe per un bomber triste, bisognoso di sentirsi nuovamente amato e importante perchè segnare è come andare in bicicletta: impossibile che si sia scordato come si faccia. Proprio quello che servirebbe al Napoli la prossima stagione per agganciare l'Europa. Dipendesse solamente dalle motivazioni l'incastro sarebbe perfetto. Non è così, ovviamente. L'ostacolo ingaggio non è cosa da poco, tutt'altro. Ma il Gila sa che certi treni non passano due volte. Deve sapere che le emozioni non hanno prezzo e che le sensazioni e le soddisfazioni che potrebbe provare con la maglia azzurra non sono quantificabili economicamente. Il Gila deve sapere che un altro bomber, prima di lui, si è trovato a questo bivio e ha imboccato la strada più semplice, quella del vil denaro ma ora si sta mangiando le mani con tutte e due le braccia. E' l'amaro contrappasso di Rolando Bianchi, finito tra le grinfie del più parsimonioso dei presidenti. Strano il destino. A volte magnanimo, a ltre crudele. Al Gila sembra voler concedere una seconda chance, un altro treno da prendere al volo, senza pensarci due volte, proprio come fece qualche anno fa quando lasciò la tranquilla Parma per Milano.
Una decisione da prendere di pancia che se inizi a ragionarci non ne esci più. Il Gila deve infine sapere che Napoli è il Napoli e, se il destino vorrà, potrà capire cosa significa.
