FALSO D’AUTORE

Ci eravamo tanto amati, oppure no. Quattro anni intensi, segnati da un abbrivio non esaltante, prima dei successi, personali e di squadra. Una lettera strappalacrime per dirsi addio, pubblicata su un noto quotidiano. E no, l'affetto della gente non si dimentica e non si cancella con un contratto nuovo di zecca. Così Morgan De Sanctis ha pensato di rendere meno traumatico il commiato, attraverso parole al miele da apporre nella bacheca dei ricordi. Troppo dura la vita da secondo, meglio provare una nuova esperienza, magari anche più stimolante dal punto di vista prettamente professionale. Il richiamo della Roma è forte, forse inatteso: il numero della capitale, mica noccioline. Armi e bagagli, destinazione Trigoria, dopo una trattativa lunghissima, estenuante, legata all'approdo all'ombra del Vesuvio di Rafael e Reina. Abbracci e sorrisi, via alla nuova avventura, con tante grazie a chi, dopo le infelici parentesi vissute all'estero, aveva deciso di riportarlo in Italia. Ma le attenzioni ammalianti e morbose sono per i tifosi, evidentemente al centro dei suoi pensieri: “ Cuore, sudore, onore. Ciò che mi avete chiesto vi ho dato e con il vostro amore mi avete ripagato”. Viene quasi voglia di rimpiangere la separazione ma poi tornano alla mente le copiose topiche che spesso lo hanno visto protagonista e il quadro diventa improvvisamente più chiaro, senza nulla togliere a chi ha deciso di rendere manifesto un rapporto di reciproca stima con la piazza. Resta la correttezza e la stima, non sarebbe poco se solo fosse vero. Puntuali i nodi al pettine che inchiodano l'attempato Morgan. Scivola, come un novellino, sui cori di discriminazione territoriale che hanno costretto il giallorossi a rinunciare al supporto delle due curve nel match della scorsa domenica con la Sampdoria. Dai “lavali col fuoco” a “Napoli colera”, tanto basta per Tosel ma forse non per De Sanctis che, a denti stretti, dice la sua e si scopre: “Alcune minoranze continuano a manifestare un disprezzo, una disapprovazione, chiamiamola anche goliardia”. Si, può essere anche definita tale, le opinioni sul tema sono diverse, come giusto che sia. Dal bieco razzismo al semplice sfottò da curva, il passo è breve ma si rischia, se non si presta attenzione, di finire nel burrone dell'incoerenza. A parti inverse avrebbe rilasciato le medesime dichiarazioni? Certamente no. Da qui la delusione di chi si era bevuto la bella favola, con tanto di lieto fine. Un racconto melenso in salsa sentimentale, con un attore tutto sommato modesto.         

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