RELIGIOSITA’, TRADIZIONE E (FOLLEMENTE) TORI: I SANFERMINES

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¡Hola!

Dei tori, personaggi cruciali della corrida, abbiamo già discusso tempo fa nella nostra rubrica. Adesso torniamo a occuparcene sebbene non lasciandoli soli, in quanto non sono le uniche componenti dell’evento che costituisce il tema di questo numero di ‘Napoli Olé’. Trattasi di una festività tra le più popolari e universalmente conosciute della Spagna, specie per quel momento particolare e a tratti folle che vede le povere bestie salire in scena. Stiamo parlando dei Sanfermines, noti anche come Fiestas de San Fermín, le quali vengono celebrate ogni estate a Pamplona (Iruñea in lingua basca), capoluogo di regione della Navarra. Le origini di questa festa sono remote e vanno fatte risalire al Medioevo. A quando, agli albori del XIII secolo, retaggi del paganesimo latino e basco si unirono a intenti più prettamente commerciali dando vita a fiere come quelle dedicate a San Giovanni e San Pietro, celebrate all’inizio dell’estate. Circa un secolo dopo, alla fine della bella stagione veniva organizzata un’altra festa, sempre a Pamplona, in onore del Re di Francia e di Navarra Carlo il Bello. E siccome a Ottobre il tempo non sempre era clemente, specie per i mercanti, allevatori di tori e fedeli che presenziavano alle giornate, si decise a partire dal 1591 di unificare le due Fiestas in una sola, col permesso dell’allora vescovo. La data d’inizio della festa si situò per secoli al 7 Luglio, giorno appunto di San Firmino co-patrono di Navarra, per poi venire spostata al 6 di quel mese. E ad un orario ben preciso: mezzogiorno in punto. L’ora, cioè, nella quale, alla presenza del Sindaco e di una folla strabocchevole ed ebbra (si bevono spumante e vino a quantità industriali!), e tra palloni gonfiabili e festoni, al grido di “¡Viva San Fermín! ¡Gora San Fermín!”si assiste allo sparo del razzo chiamato ‘Chupinazo’ (o ‘Txupinazo’ in euskara), che avviene dall’edificio ove ha sede il Comune. E’ in questo clima d’euforia contagiosa che iniziano le celebrazioni al Santo, le quali si protraggono per un’intera settimana fino al 14 dello stesso mese. E raggiungono un momento molto toccante proprio la sera del 6 con la ricorrenza dei Vespri, e più ancora il giorno dopo quando si svolge la processione per San Firmino. Bellissima e attraente soprattutto per le famiglie è, tutti i giorni, la sfilata dei Giganti e dei Testoni, ossia i Kilikis e i Zaldikos, le popolari figure costruite con cartongesso, poliestere e fibra di vetro tipicamente pamplonesi, la cui usanza s’è poi diffusa in tutta la Penisola Iberica e in America Latina. E tutte le notti, intorno alle 23, turisti e curiosi possono assistere dall’interno della Ciudadela alle gare di fuochi d’artificio, contesa suggestiva alla quale prendono parte squadre pirotecniche provenienti da tutto il mondo (ebbene sì, anche da Napoli!). Ma il momento-clou della Fiesta non può essere altro se non quello in cui, come accennavamo poc’anzi, sono protagonisti i tori: ovverosia, gli ‘encierros’. ‘Encierro’ in italiano significa ‘recinto’, con riferimento per l’appunto agli steccati dai quali, ogni mattina e per tutta la durata dei Sanfermines, una mandria composta da 6 tori e 8 buoi viene condotta all’esterno da cittadini e turisti (giunti apposta da ogni parte, soprattutto giovani) che, impavidi e coraggiosi, sfidano gli animali facendosi rincorrere alle spalle. La pazza corsa dura mediamente 4 minuti, ma potrebbe anche allungarsi se la mandria non segue tutta intera il percorso tradizionale, snodatosi tra la parte vecchia della città fino alla locale Plaza de Toros, ove moriranno nella Corrida. E se uno degli animali rimane indietro, anche i corridori più esperti e veloci, per quanto finiscano sui media mondiali, rischiano di farsi incornare dai tori. Un pericolo che, ovviamente, è prioritario anche quando le bestie seguono correttamente il tragitto, attratte dal rosso indossato dai temerari e aizzate dai colpi di giornale infertigli. In questa assurda tradizione, che pare sia nata dalle marce dei contadini navarri che dalla campagna recavano i loro tori a Pamplona e mostrarli nella Plaza Mayor, per sfuggire ai colpi (molte volte persino mortali …) non bastano i canti intonati allo stesso Firmino prima che parta la corsa. E per essere acclamati da veri eroi dalla folla non è sufficiente arrivare nel teatro della corrida senza ferite: se i ‘mozos’, i corridori, giungono prima dei tori con largo anticipo, solo fischi e disapprovazioni cadono per loro. Inutile ricordare le accesissime polemiche da parte degli animalisti, che deplorano la violenza rivolta alla mandria. E sottolineano come in questo caso, a differenza di quanto avviene nella Corrida, sia più alto il rischio per gli uomini di venire infilzati fatalmente dalle corna. L’unica macchia, forse, di una festa che mostra a piene mani, come molte altre, lo spirito puro, verace e naturale del ‘ser español’. In tutto e per tutto. Soprattutto per il toro, animale iberico per eccellenza, troppe volte vittima del popolo che ne va fiero.

¡Hasta la próxima!

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