IL PAESE DEGLI INDULTI E DELLE CHIACCHIERE

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La lezione è dura da assorbire, ma è ormai chiarissima: per la giustizia sportiva italiana, sono sufficienti quattro ore di chiacchiere per cancellare quattro mesi di certosino lavoro di giudici, ispettori e magistrati. Quattro ore di banali filippiche che fanno breccia nel cuore di “altri” giudici, impietositi e smaniosi di chiudere in fretta una vicenda che non innalza l'italico livello di inciviltà giuridico-sportiva.

La Juventus, mandata in C dal procuratore Palazzi, si è ritrovata prima in B con -30 per mano della Caf, poi in B con -17 per conto della Corte Federale e infine in B con -9 sulla base di quanto disposto dalla Camera arbitrale del Coni. C’ è da giurare che dopo tutte queste spintarelle la vecchia Signora somigli tanto ad una megera incartapecorita, e che qualche ruga in più l'abbia disegnata quella vecchia volpe dell'avvocato Zaccone, che dopo aver "patteggiato" la B davanti ai giudici della Figc, ha ammesso che la società da lui assistita avrebbe rischiato seriamente la C2 per i capi d'imputazione accertati.

 

Un discorso che avrebbe dovuto far rizzare i capelli agli arbitri in camera di consiglio, e che invece non ha evitato un'altra ventata di compassione del palazzo romano. Un giudizio, quello del Coni, nato in tempi già sospetti, nel giorno della presentazione dei calendari, sotto una presidenza federale spaventata dalla prospettiva-Tar che avrebbe bloccato i campionati, e che spinse le parti a concordare in anticipo una soluzione per il quieto vivere di entrambe. Un patto ratificato a quasi due mesi di distanza dal verdetto già scritto, che consente al nuovo corso bianconero di gridare alla parziale vittoria per l'opera di rinnovamento effettuata ma di non sentirsi per nulla appagata dallo sconto di pena; e pazienza se nel frattempo in Lega modificano il calendario in continuazione pur di non far stancare i ragazzi di Deschamps.

 

E' andata bene anche alla Lazio, meno alla Fiorentina e per nulla al Milan: meno male che in entrambi i casi gli arbitri hanno giustamente evitato di rendere ancora più farsesca la pena inflitta a chi ha pesantemente barato (i telefoni di Della Valle e Meani non sono usciti immacolati). Già è tanto (anzi, troppo) che i rossoneri abbiano giocato la Champions' e che i viola siano restati nella massima serie, e questo sia per la Figc che per la Caf, non per l'allegra Corte Federale dell'allegro professor Sandulli, la cui patetica richiesta di rispettare le sentenze è caduta nel vuoto (lui stesso avrebbe dovuto fare altrettanto senza che Ruperto lo pregasse, e invece "chissenefrega": avrà imparato la lezione?).

 

 

"Calciopoli" si chiuderà con i probabili sconti a Reggina ed Arezzo, ma lascerà aperta una ferita che sarà riaperta da un Milan che lotterà per lo scudetto, da una Lazio ed una Fiorentina in corsa per l'Europa, da una Juventus che si avvia verso una promozione in carrozza. Resta una giustizia sportiva da riformare dopo che il lavoro accurato di illuminati professionisti è stato preso a schiaffi dalle chiacchiere da bar che possono farsi davanti ad una Corte (federale ed arbitrale) impaziente di tornare a casa e di fare giustizia (anzi, sconti) sommaria, quella stessa che non era stata fatta dai primi gradi di giudizio. Gli ottimisti che si erano seduti sulla riva del fiume aspettando che passasse il cadavere, adesso possono tornare alla loro magione: l'ultima coltellata alla schiena non è per gli imbroglioni, ma è ancora per il calcio italiano, tenuto in vita da un perdonismo che ancora una volta ha impedito di voltare pagina. D’altronde, non è questo il paese degli indulti e delle chiacchiere? 

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