SI VINCE CON LA FORZA DELLE IDEE
L'allievo ha superato il maestro, è proprio il caso di dirlo. Un colpo di reni al giro di boa per superare il vecchio allenatore ai tempi di Pescara ed issarsi in beata solitudine al quarto posto. Parole e musica di Giampiero Gasperini, tecnico giovane e audace, capace di operare l'importante sorpasso nel momento più delicato della stagione rossoblu, per via dell'infortunio occorso a Milito, Principe del gol e trascinatore della formazione genoana. Non l'unica defezione importante per i cugini grifoni, da tempo orfani anche di Palladino e Gasbarroni, senza dimenticare gli esterni nuovi di zecca Modesto e Mesto, con quest'ultimo appena rientrato.Assenze di un certo rilievo che non hanno però impedito al Genoa di innestare le marce alte e di spodestare il Napoli dalla zona Champions, in una domenica apparentemente favorevole agli azzurri. Apparentemente, appunto.
Perchè il ciuccio, in ossequio alla propria mascotte, si è comportato come tale, facendosi superare dai "mussi volanti" del Chievo. Una sfida tra asini, insomma. Un altro allievo, Di Carlo, capace di superare il maestro di Vicenza, mettendo a nudo tutti i difetti e i limiti della legnosa retroguardia a tre napoletana. Quinta sconfitta consecutiva in trasferta e quarto posto gentilmente impacchettato e consegnato ad un Genoa invece in crescita esponenziale. Ed è proprio questo a fare rabbia, ancor prima della posizione in classifica. Perchè, mentre gli uomini di Gasperini migliorano con il trascorrere delle giornate, quelli di Reja risultano vittime di una preoccupante involuzione. Basti pensare – per citare un esempio concreto- ai progressi compiuti da Beppe Sculli, non propriamente un fenomeno, dai tempi della serie B ad oggi e alle prestazioni anonime di Hamsik, lui si un potenziale campione, per capire di cosa stiamo parlando. Non basta avere un Pocho immenso da un parte ed un Principe in meno dall'altra per pensare di poter mettere automaticamente questo Napoli davanti a questo Genoa. Non è una questione di somme e differenze, di campioni da aggiungere o togliere, di rose da analizzare al dettaglio per capire quale e di quanto una squadra è più forte dell'altra. Il problema va risolto a monte poichè il resto non è che una logica conseguenza.
E' la panchina, intesa come allenatore, a fissare le differenze tra questo Napoli e questo Genoa, a spiegarci perchè un Lavezzi in più e un Milito in meno non possono essere risolutivi in favore degli azzurri. Il diverso modo di intendere il calcio, di preparare la propria squadra, quello si conta ed è spesso decisivo. Se nel progetto di Gasperini i giocatori sono funzionali alla realizzazione del suo progetto tattico, nel Napoli avviene esattamente il contrario poichè è la giocata del singolo a determinare le sorti dell'intera squadra. Non si può però pensare che sia sempre il Pocho a togliere le castagne dal fuoco, mentre si può ovviare all'assenza di un campione come Milito se si possiede una precisa identità di gioco. I problemi di personalità, di concentrazione o di maturità altro non erano, e non sono, che sintomini di un male più grave. Basterebbe osservare con attenzione la manovra offensiva del Napoli con e senza Lavezzi per notare differenze sostanziali. Il Genoa, dal canto suo, riesce a sopperire ad una assenza così importante facendo ciò che le riesce meglio: giocare a calcio. Si spiegano così anche la crescita di Sculli, la resurrezione di Jankovic ed il ritorno a certi livelli dello sfortunato Thiago Motta. Deve essere il tecnico ad imprimere il ritmo e la rotta ai propri uomini, ad esaltarne i pregi e celarne i difetti con la forza delle proprie idee e non dipendere completamente da essi per ottenere i risultati. E' ora di tirare fuori la testa dalla sabbia ed affrontare il problema, che le cure palliative hanno alleviato i sintomi e permesso al Napoli di arrivare fino al confine con le grandi, ma per compiere l'ultimo step di crescita non può più bastare e le innumerevoli e ricorrenti figuracce suonano, ahinoi, come il trillo puntuale di una sveglia sinistra, sempre pronta a ricordarcelo.
