DOMIZZI: DALLE STELLE ALLE STALLE!

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Da cacciatore a cacciato. Si può sintetizzare così il momento poco felice che sta attraversando Maurizio Domizzi. Una lenta e lunga involuzione che lo ha portato, nel giro di qualche mese, dalle porte della nazionale italiana alla critiche di addetti ai lavori e tifosi. Dalle stelle alle stalle, insomma. Da difensore roccioso col vizio del gol si è trasformato in giocatore sbadato col vizio del cartellino rosso. Ha impallinato col suo fucile mancino i portieri di mezza Italia, divenendone un incubo. La stagione della caccia si è aperta a Ferragosto, con il safari di Coppa, ed è continuata fino a gennaio. Tra i trofei spiccano le teste degli illustri  Dida e Buffon, capitolati anche loro sotto i colpi di un cecchino infallibile dal dischetto quanto negli inserimenti su palla inattiva. Il tutto corredato da ottime prestazioni in fase difensiva che gli sono valse, non a caso,  il nomignolo "The Wall", il muro. Inutile spiegarne il motivo. La squadra in zona uefa, le buone performance personali, i gol e una chiamata nella nazionale sperimentale di Donadoni accarezzata e svanita per un soffio: le perle di un stagione da incorniciare. Poi il black out. 

Un corto circuito e quel giocatore, quel muro, incubo, indistintamente, di attaccanti e difensori si è trasformato da cacciatore a cacciato; a preda. Preda di avversari che gli sgusciano via troppo facilmente, da Pato a Borriello passando per Giovinco, da una critica sempre più serrata e preda anche di una parte del tifo che ha iniziato a stufarsi di tutti questi errori. Ecco il risvolto della medaglia. Tutto nel giro di sei mesi. Non bisogna però drammatizzare, un periodo di appannamento è capitato a quasi tutti i giocatori della rosa ed è coinciso con un calo, in termini di prestazioni e di risultati, dell'intera squadra. Da dicembre il Napoli non è più quello sabarazzino e impertinente dei primi tre mesi di campionato, è calato alla distanza e qualche giocatore, più di altri, ha sofferto l'involuzione. E' in buona compagnia il "muro" azzurro. Il suo compagno di reparto Cannavaro, tanto per non fare nomi, si è beccato pure qualche fischio dal San Paolo. Cose che succedono nell'arco di una stagione, soprattutto se agli errori personali aggiungiamo una fase difensiva a dir poco approssimativa. Se si possiede una delle peggiori retroguardie dell'intera serie a non può che esserci un concorso di colpe tra i singoli e l'impostazione collettiva.

Così stanno le cose. Non vi è altro. E' pur vero che a fine stagione, con tutta probabilità, le strade di Domizzi e del Napoli si separeranno ma ciò non può far sorgere il benchè minimo sospetto; che sia chiaro. Alla base di tale scelta vi sono motivazioni personali che nulla hanno a che vedere con il rapporto tra il giocatore e la piazza partenopea. Non è una questione di soldi, che sia altrettanto chiaro.Le dichiarazioni del suo procuratore, Danilo Caravello, lasciano il tempo che trovano. Dopotutto quante volte, a ruoli invertiti, diversi procuratori, sempre con la stessa litania, hanno proposto i loro assistiti al Dg Marino? Quanti giocatori, soprattutto napoletani, si sono offerti di venire a piedi a Napoli e quanti ne sono venuti? Zero. Appunto. La professionalità di Maurizio Domizzi non va  messa in alcun modo in discussione, poichè non ha alcun senso ed è offensivo nei confronti di una ragazzo che si è guadagnato stima e rispetto coi fatti, non riempiendosi la bocca di tanto belle quanto inutili parole. Vedi sopra. E' solo un periodo buio e, come tutti i periodi bui, anche questo passerà e se a fine stagione vi sarà il divorzio, sarà senza rancore: un sorriso e una pacca sulla spalla. Così si saluta un vecchio amico che se ne va.

 

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