ARRIVA IL CONDOTTIERO MAZZARRI!
Sa far paura il mare d’inverno, sa far paura quando pensi di poterlo solcare senza timori reverenziali ed invece è lui a sballottarti di qua e di là incurante della tua rotta, incurante dei naviganti che senza un capo solido a cui aggrapparsi rischierebbero se non il naufragio quanto meno l’inquietudine di non sapere cosa fare. Questo è quanto deve aver pensato il presidente della SSC Napoli Aurelio De Laurentiis non solo dopo la sconfitta di Roma ma più in generale in questo avvio di stagione azzurro contraddittorio se non a tratti del tutto fuori “copione”. Ed è a questo pensiero di rilancio in un momento di forte burrasca che il presidente partenopeo ha pensato ad un uomo che solo al comando in tempo di burrasca rende come pochi altri, nel panorama calcistico italiano, quel Walter Mazzarri artefice di diversi “miracoli” non solo sportivi, lui su punta di diamante di Club alla ricerca del prestigio perduto. Quando si parla del tecnico livornese il solo curriculum non rende l’idea della bontà del soggetto in questione, non solo appunto in ambito calcistico, ma particolarmente nella sfera umana, elemento questo molto poco di moda nel nostro calcio. Agli inizi come osservatore o il ruolo di secondo svolto soprattutto con Renzo Ulivieri, maestro di calcio e di vita, anche in quella Napoli che oggi lo riaccoglie nelle vesti di comandante del vascello azzurro. Seguirono le parentesi in terza serie ad Acireale e Pistoia, poi la grande occasione tinta di amaranto, il Livorno in B, subito portato nel massimo campionato, lui si profeta in patria. Venne poi il turno della Reggina, tre stagioni ricche di gloria e con quell’ultima salvezza conquistata con ben 11 punti di penalità, se non un record, poco ci manca. Il mare gli deve portare bene, se approdato a Genova sponda blucerchiata raggiunge in due stagioni un piazzamento UEFA e la finale di Coppa Italia, palcoscenico in cui i Doriani mancavano da ben quindici anni, non riuscendo però a cogliere il risultato più bello, e lasciando di lì a poco il sodalizio ligure. Naturalmente senza polemiche, né sbattendo la porta com’è da consuetudine per questo uomo concreto e schivo sempre alla ricerca del giusto equilibrio tattico ed umano, emblema ne è il rilancio sul grande palcoscenico di Cassano, frutto dell’esercizio continuo di “bastone e carota” a cui ne siamo certi non potrà sottrarsi lo sregolato Lavezzi. Per uscire dalla burrasca il club azzurro aveva bisogno non di un gentleman ma di un condottiero, di quelli che contro tutto e tutti, il vascello alla fine lo portano sano e salvo a destinazione.
