DA GARBUTT A ZEMAN…

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Benvenuto Rafa ! Non sono stati molti i tecnici stranieri che si sono succeduti alla guida degli azzurri nella storia, ed alcuni dei quali ( come Vinicio, Pesaola e Canè ) sono oramai diventati napoletani di adozione, visto che hanno stabilito da tempo di stabilirsi nella nostra Città. Il primo allenatore d' oltralpe è stato l' inglese William Garbutt , a cui si deve se ora in Italia viene utilizzato l' appellativo " Mister " per indicare i condottieri in panchina. Dopo aver vinto ben 3 scudetti con il Genoa, ed aver diretto la Roma, Garbutt arriva a Napoli nel 1929. Fanatico del metodo  ( amava lo schema 2 -3-2-3 ), fortemente voluto dal Presidente Ascarelli, Garbutt porta in riva al golfo tutta la sua professionalità " very english ", e porta la squadra ad apprezzabili risultati, come il 4° posto del 1933 ed il 3° nel 1934. Parlava poco, ma col suo " humour " tipicamente britannico, le sue parole lasciavano cicatrici. Dopo il Napoli, allenò il Milan ed ancora il Genoa. La guerra gli portò via la moglie oltre a  " regalargli "  la  prigionia come cittadino di un paese straniero. Morì nel 1964 in Inghilterra accudito da una figlia adottiva conosciuta a Napoli.
Bruno Pesaola , detto " ' O Petisso "    , oltre ad essere stato giocatore per 8 anni ( dal 1952 al 1960 ), per ben 4 volte si è seduto sulla panchina azzurra, ottenendo un risultato assolutamente unico nella storia del calcio italiano. Difatti, nella stagione 1961 -1962, lui, fresco collega di Rocco ed Herrera, riuscì, oltre a conquistare in corsa ( subentrò a Baldi ) la promozione in serie A, a vincere pure la Coppa Italia . Ancor oggi, quel Napoli è stata la sola formazione a vincere il trofeo militando in serie  B . Personaggio multiforme, estroso, capace di una particolare capacità comunicativa ( e gran giocatore di carte…), Pesaola ha legato per gran parte della sua carriere il suo nome a quello di Napoli. Dopo un breve intermezzo, tornò a dirigere il Napoli nel 1964 -1965 , conquistando una seconda promozione in serie A, ed in seguito diresse la super – squadra con Sivori ed Altafini , arrivando 3°, 4° e 2°, non riuscendo però a vincere l' ambitissimo triangolino tricolore. Diresse il " suo " Napoli anche nel 1976 -1977 e nel 1982 -1983 dove, rilevato Giacomini alla decima giornata, riuscì in coppia con Gennaro Rambone a conquistare una trafelata salvezza. Grande, intramontabile Petisso , napoletano verace nato per caso in Argentina…
Naturalmente, in questa breve rassegna, a caratteri cubitali non si può dimenticare il nome di Luis Vinicio.  Gran cannoniere ( in maglia azzurra dal 1955 al 1960 con 69 gol ), da tecnico è stato il comandante di un Napoli altamente spettacolare ( forse superiore in questo senso anche alla inimitabile squadra di Diego , primo in Italia ad applicare il gioco a zona ed il fuori gioco. I napoletani si innamorarono subito di quel brasiliano così atipico da sembrare più un tedesco, per la feroce applicazione che metteva sul lavoro. Immediatamente fu soprannominato " ' O lione ", per il coraggio con cui affrontava gli avversari in campo. Il suo Napoli nel 1974 -1975 arrivò a soli due punti dalla sempiterna Juventus, ma nel suo carniere troviamo anche un ed un posto. Dopo una breve esperienza negativa alla Lazio, rientrò a Napoli a furor di popolo nel 1978 -1979, sostituendo dopo sole due giornate il suo allievo Gianni Di Marzio , che era il suo " secondo " alla guida dell' Internapoli, dove Vinicio cominciò la sua avventura in panchina. Immediatamente furono sottoscritti ben 20.000 abbonamenti, ma forse la gloria aveva un pò ammorbidito la sua " rabies agonistica ", ed i risultati non furono più gli stessi di qualche anno prima. Ma il nome del mitico Luis resterà per sempre nei cuori della sterminata legione dei tifosi azzurri.
Seppur breve, per il materiale messo a sua disposizione, positiva è stata l' esperienza di Vujadin Boskov all' ombra del Vesuvio, limitata a parte del campionato 1994 -1995 ed alla stagione seguente. Famoso per le sua saggezza ( sua è la famosa frase " Rigore è se arbitro fischia ! "  ), condusse gli azzurri a sfiorare la coppa Uefa prima e poi ad una tranquilla salvezza, mostrando sempre un eccezionale buon senso. Insieme a lui ( Boskov era D.T. per limiti di età ) in panca in quel periodo c'era pure Jarbas Faustinho detto Canè, un altro sudamericano diventato napoletano d' adozione, ricordato però quasi esclusivamente per le sue prodezze sul terreno di gioco. Anche Zdenek Zeman ha vissuto una brevissima esperienza dotto il cielo azzurro, durata però sole 6 partite nella stagione 2000 -2001. Quello che di certo non auguriamo a Rafa Benitez…        

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