CORE ‘NGRATO!
Ti lascio, ti prendo, ti mollo, ti amo, ti odio. Il tam tam delle parole incrociate ai fatti, nel calcio ormai è una consuetudine. Storie di calciatori che, al battesimo, sembrano voler piangere dalla gioia per poi scappare di fronte a qualche euro in più. Napoli, società e città, nel tempo sembrano essere diventate due mammelle in grado di nutrire e crescere chiunque. Tutti sono pronti a succhiare il nettare della carriera calcistica all’ombra del Vesuvio; in pochi riescono a stringerla a sè con vero amore, in troppi la rinnegano prontamente, vendendosi al miglior offerente per qualche spicciolo in più.Il calcio ha insegnato che queste cose capitano spesso, perché ormai il pallone è business e, naturalmente, per i soldi si fa tutto. Sovente si sentono calciatori giungere in una piazza e gridare la frase fatta del giorno. “Questo club non è un punto di partenza, ma un punto d’arrivo”. “E’ un sogno che si realizza”; la frase di circostanza ripulisce la faccia e contemporaneamente, mette un po’ di sale per i tifosi sempre pronti ad abbracciare chi porta in alto con fierezza il nome della loro squadra del cuore. Poi le cose cambiano, gli applausi creano troppe illusioni, alimentano presunzioni e voglia di sentirsi più importanti di quel che si è. Il tifoso continua ad amare, non si ferma, perché non dimentica ciò che è stato fatto. Ma come disse il principe Totò “Ogni limite ha una pazienza”: se necessario, una madre è capace di sbattere fuori di casa il proprio figlio, anche se in questa situazione il figlio bisognerebbe chiuderlo in casa e fargli dimenticare i propri giochini per un bel po’.
Napoli ne conosce di storie simili: senza andare troppo lontano, ricordiamo Goran Vlaovic, croato esploso nel Padova che si servì dell’interesse partenopeo per strappare qualche milioncino in più, una persona che il mercoledì dice “Napoli è il massimo che si può chiedere” e il giovedì firma per il Valencia. Non sempre, però, le cose vanno così. Altre volte vanno molto peggio, come nel caso di Renato Olive, capace di diventare il tormentone estivo dell’era Naldi con le sue continue richieste costellate da ripensamenti e dubbi, soltanto perché la classica “pulce nell’orecchio” parlava di Udinese. Bufala altisonante. Renato si presenta a Napoli, gioca qualche pessima partita per poi subire un colpo alla mascella, restare fuori sei mesi e chiedere alcuni stipendi arretrati, portando nella testa dei tifosi azzurri milioni di punti interrogativi. Tempo dopo, accade qualcosa di simile con il giovane Ignazio Abate, che dopo una discreta stagione in C a Napoli abbocca alle sirene di piacentine in Serie B, rinnegando la sbandierata volontà di crescere a braccetto con la nuova società azzurra. Meglio ignorare vecchi peperoncini per concentrare su quelli nuovi, nati proprio qualche tempo fa. Il primo riguarda Maurizio Domizzi, che da tempo spinge per andare via, poi ha cominciato a pretendere fino a strumentalizzare il nome della società. Queste le recenti parole del “buon” procuratore del romano: “Tra Maurizio e il Genoa c’è di mezzo il Napoli”. Un po’ come dire che il Napoli, quella società che ha creduto Domizzi per farlo diventare un pilastro, quella piazza che ha sempre esaltato le qualità tecniche e morali del ragazzo fino a spingerlo a un passo dalla Nazionale italiana, ora è diventato un problema, un peso, un fastidio costante. Inizialmente la tifoseria allargò le braccia, che ci vuoi fare, le cose vanno in questo modo, il grazie per quello che hai fatto è dovuto. Ma c’era ancora voglia di chiedergli un ripensamento, di riflettere sul passo che stava per compiere; un atto d’amore che non è stato compreso, anzi. Pierpaolo Marino, intanto, ha acquistato Rinaudo dal Palermo, ha speso un po’ di soldini e certamente non per farlo sedere in panchina, forse anche per lanciare un messaggio forte in risposta alla moda del “brigantaggio pallonaro”, un modo per dire che qui nessuno è indispensabile, modo signorile e raffinato, oltre che deciso e intelligente.
Ma non basta Domizzi, dopo qualche tempo spuntano anche le “lacrime” di Mirko Savini, che rivendica un prolungamento del contratto; perché uno come lui, che sulla fascia sinistra veniva scambiato per Garrincha, non può andarsene da svincolato. Certamente, bisogna riconoscerglielo, ha lasciato la Serie A per scendere in C. Ma chissà se qualcuno gli ha mai fatto notare che quella Fiorentina non aveva in squadra i Nesta e Thuram dei tempi d’oro… Sorge spontaneo un dubbio: paura di restare uno svincolato oppure una nuova serie di “Pure le pulci hanno la tosse”?. Se solo pensassimo ad uno degli striscioni perennemente presenti allo stadio in questi ultimi anni, quello che vede scritto “Coerenza e mentalità”: forse c’era bisogno di spiegare cosa significassero quelle due parole. Già, perché nel mondo del calcio, e non solo, l’etica va spesso a farsi benedire, ma almeno un po’ di gratitudine andrebbe rispolverata, quella stessa gratitudine che il Direttore, il Presidente, il tecnico e una città intera hanno messo in mostra per questi calciatori. Ora Marino vorrebbe accontentare i nuovi Beckenbauer e Garrincha, trovandogli una giusta sistemazione e sperando di non sentire parole come “Mi dispiace lasciare Napoli”, “questa città la porterò per sempre nel cuore”: speriamo che si risparmino almeno questo. Forse il Presidente, che da tempo rispecchia spesso l’ideologia una tifoseria come quella partenopea, vorrebbe cacciarli via a calci; altri preferirebbero farli “marcire” in tribuna fino a scadenza di contratto. In modo che in futuro, per trovare una società pronta a mettere sotto contratto chi da tempo non scende in campo, dovranno decurtarsi anche l’ingaggio attuale. Ma purtroppo o per fortuna il rischio mobbing è sempre in agguato, quindi è una possibilità da non prendere in considerazione, meglio trovare una strada meno traumatica. Quindi, per dirla ancora con il Principe De Curtis, “Signori si nasce”; visto che modestamente noi siamo nati tali, auguriamo tutte le maggiori fortune a questi due fuggiaschi del paradiso all’improvviso, ringraziandoli per l’impegno profuso in questi anni. Ma adesso andate fuori di qui, cuori ingrati…
