COLPEVOLE D’ INNOCENZA

Clima avvelenato. Un pareggio, mal digerito, al cospetto di un avversario ostico. Tanto è bastato per indossare la toga e condannare gli imputati. Fucili puntati, sulla squadra e sul tecnico, troppo spregiudicato, sicuro di se, integralista. Maggiore attenzione alla fase difensiva, atteggiamento meno audace, la solita tiritera. Tutti con la ricetta giusta, da sventolare sotto il muso dello sprovveduto spagnolo, arrivato nel “bel paese” per stravolgere i fondamenti della filosofia dominante. Non è così che si vince, lo insegna la storia. Dal presente al passato, i rimpianti stimolano gli accostamenti con la squadra che fu. Si giocava meglio, si soffriva meno e giù miserevoli lacrime, finte e disgustose, da riproporre ad ogni buona occasione. La sfida con l' Arsenal dietro l'angolo, la possibilità (piuttosto concreta) di dover dire addio, in anticipo, all'Europa che conta. La parola fallimento li, ad illuminare i tifosi borghesi e a fornire l'assist vincente a coloro che pagherebbero di tasca loro pur di liberarsi di quella insopportabile spocchia dell'iberico. Il quadro è già dipinto, la cornice è nera, fosche le tinte. La gestione Benitez non convince, non piace, d conseguenza le critiche, feroci. Poche parole, invece, sull'operato della società. Il Presidente ha assecondato le richieste dell'allenatore, il direttore sportivo si è messo di buzzo buono e ha lavorato alacremente per rinforzare la rosa. Poco importa se il centrocampo non ha alternative (e forse nemmeno titolari), se la difesa è imbarazzante. Colpa di Rafa, pretenzioso e sfacciato il suo Napoli. Lui, da sempre minuzioso nel curare i movimenti nella fase di non possesso, è costretto a sbilanciarsi oltremodo, a cercare sempre un gol in più per mascherare le profonde lacune di alcuni singoli, evidentemente non all'altezza. Problemi acuiti dagli infortuni. Pesano le assenze, incide lo stop forzato di Zuniga, l'unico terzino dotato tecnicamente, in grado di dialogare con i compagni e di assicurare una cera affidabilità alla sedici metri azzurra. Merita un cenno lo stesso Mesto, onesto interprete del ruolo, a suo agio in quella linea a quattro che finisce invece per palesare i limiti di Maggio e Armero. Ma perché parlarne, con un bersaglio così semplice a portata di mano? E quindi si va oltre, o meglio, si resta sulla linea della mediocrità. Nel frattempo il Napoli è terzo, non accusa (in termini di punti) il doppio impegno ed è pronto a giocarsi il tutto per tutto in un girone infernale. Poco male dopo la rivoluzione d'estate. Margini di miglioramento, anche per il maestro iberico, ci sono. Magari, ad inizio stagione, non avrebbe fatto male una strategia più conservativa in termini di comunicazione, considerando la volubilità della piazza. Forse, in alcune circostanze, la lettura del match in corso di svolgimento non è stata felice. Si potrebbe dire ancora altro, senza acredine e con un minimo di rispetto, ma come resistere al fascino della caccia all'uomo?    

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