“BERGAMO ALTA” SULLE FASCE, NAPOLI CAPITOLA

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Disfatta. Il Napoli torna a casa da Bergamo con una mano avanti e l’altra indietro. Una vera e propria lezione di calcio, soprattutto dal punto di vista tattico, quella data dalla vivace Atalanta di Del Neri. La squadra bergamasca ha impressionato perché propone un gioco veloce e ad ampio respiro, in cui gli altissimi esterni sono due pugnali che affondano senza pietà nei fianchi di chi non riesce a contrastarli. Ed ecco che Ferreira Pinto diventa il Cristiano Ronaldo della Val Seriana così come Langella torna ad essere il devastante esterno che conquistò la Nazionale. Per non parlare del giovane e frizzante centrocampo nerazzurro, Guarente e Tissone, seppur in mezzo ai tanto sviolinati Blasi Hamsik e Gargano, hanno spadroneggiato in mediana, il centro nevralgico del campo, la zona in cui si vincono le gare. La classe di Doni e lo strapotere atletico di Floccari hanno poi fatto il resto, ad apporre tanto di firma in calce su un quadro degno del Louvre.

Ma fermiamoci un secondo e cerchiamo di essere lucidi. Certo, l’Atalanta ha dominato la gara giocando una gara di altissimo livello e ha senz’altro impressionato. Ma è davvero tutto merito loro? Perché allora questa squadra che col Napoli si è dimostrata anche più forte della temuta Inter non sta a lottare per le prime posizioni, come l’Udinese che pure dagli stessi partenopei ne ha presi cinque? Stranezze del calcio, ma si può provare a trovare anche qualche spiegazione logica. Innanzitutto la gara è stata persa a centrocampo, i tre centrali sono incappati in una giornata storta e hanno lasciato fare agli onesti mediani atalantini il bello e il cattivo tempo. Soprattutto però risalta l’annoso problema che si ripropone ad ogni gara persa. Se guardiamo il cammino azzurro fino a questo momento, si evince che molte sconfitte sono arrivate contro avversarie che presentano esterni estremamente offensivi, che puntualmente risultano essere i migliori in campo. Foggia, Figo, Mutu, oggi Ferreira Pinto e Langella: è evidente che il problema c’è ed è concreto. Senza considerare le carenze tecniche dei singoli (Savini è uno degli anelli deboli di questa squadra e lo ha dimostrato oggi, tre dei cinque gol se li porta sulla coscienza con colpe più o meno gravi) è lampante che contro alcune formazioni il modulo con tre centrali agonizza come un malato terminale. Reja ha spesso dimostrato di essere allenatore duttile e pronto a cambiare in corsa il volto alla sua squadra, sarebbe ora quindi di iniziare ad analizzare i dirimpettai prima di proporre la stessa minestrina come se gli avversari fossero tutti uguali. Indipendentemente dal fatto che la rosa sia migliorabile o meno, il mercato potrebbe offrire proprio la possibilità di prendere giocatori con caratteristiche diverse che consentano al tecnico di poter proporre anche altre soluzioni.

Riguardo la singola gara, pazienza. Che si prendano due o dieci gol i punti in classifica restano sempre gli stessi. Una partita non ridimensiona nessuno, il Napoli non è nettamente inferiore all’Atalanta così come non era ampiamente superiore all’Udinese, e questi due episodi eclatanti fanno un po’ il paio nel computo degli eventi eccezionali. Certo è importante riflettere su cosa si è sbagliato e ricominciare a lavorare partendo da questi errori, con la speranza che Marino setacci le liste di trasferimento per perfezionare gli ingranaggi di un meccanismo che ha bisogno di avere i giusti ricambi che consentano una certa duttilità. A patto che, quella duttilità, diventi poi anche uno status mentale del tecnico.

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