BENTORNATO IMPERATORE!
Appena due settimane fa, la critica partenopea chiedeva già la "restaurazione" del vecchio centrocampo azzurro. Quanto manca Michele Pazienza, costato poco e tanto utile. Gokhan Inler, invece, aveva già un posto per il suo esilio forzato senza neanche aspettare la caduta di Lipsia. Giochi mediatici, giochi di potere. Una piccola sinergia legata ad una sottile blasfemia torica per raccontare e rispolverare la nuova ascesa del condottiero azzurro tornato finalmente in auge per governare la mediana azzurra. Lui, Inler Gokhan, 27 anni, origine turche, telaio svizzero e cuore impavido, era sbarcato come un leone nella Napoli esaltata dalla qualificazione Champions. E' lui il nome nuovo, il grande colpo, il salto di qualità. Senza neanche la possibilità di assimilare il cambiamento, Gokhan fu già vestito dei gradi di generale di battaglia, una veste da 18 milioni di euro. Importante e pesante allo stesso tempo. Lui ci mette del suo, ritarda un po' l'approccio con la truppa che, intanto, vaga senza un piano ben preciso e trasportato dalla sola foga del momento. Non era quello che si aspettava. Poi l'involuzione. Se fosse solo un caso o un semplice segno del destino, la caduta di Inler è marcata in cento giorni. Una storia capovolta e riscritta per l'occasione per il contesto. Cento giorni di buio, di esilio dal comando, poi è tornato lì nel mezzo a comandare come si conviene. Mazzarri Walter, nella figura del Direttorio, gli affianca anche Marek Hamsik portandolo a scalare più verso la mediana. La truppa è pronta, il gioco è fatto. Inler si riprende quella terra di mezzo che sembrava terra di nessuno vista la situazione. Fisico e cattiveria, razionalità e tecnica, tutto al servizio del generale che quando può galoppa e carica il cannone, altrimenti si limita a dare direttive, conquistare metri e mantenere alta la trincea. Quella fetta di campo è tutta sotto il suo dominio. Lo aveva già dimostrato con il Chievo, si è ripetuto a Firenze e ha consolidato il tutto nella campagna di Champions regalndo grossi grattacapi a gente come Malouda, praticamente annullato dall'imponenza svizzera, Ramires, mandato fuori giri da quella fase di costruzione da tempi svizzeri, e Raul Mereiles, spaventato dall'onnipresenza di quel folletto uruguayano e dal macigno imperiale del turco – svizzero napoletano. Tutto capovolto, adesso il generale Inler è di nuovo in sella. Tatticismo, mentalità, cattiveria. Nessun ammutinamento. Bisognava solo capovolgere il manoscritto per capire che quei cento giorni non erano la fine, ma solo l'inizio…
