Grassi, che sorpresa!

Alla prima uscita stagionale del Napoli ha stupito in positivo l’approccio dell’ex atalantino. Che si candida a dire la sua nella nuova annata

Contro l’Anaune vi era curiosità di vedere anche e soprattutto lui, Alberto Grassi. Lui, il campione di sfortuna, il ragazzo venuto dal nord che al primo allenamento in azzurro lo scorso febbraio ci ha rimesso il menisco. Dopo l’operazione e malgrado il pieno recupero, nemmeno un minuto in campo, relegato in panca da Sarri. Forse a torto: un suo esperimento contro collettivi mediobassi sarebbe stato utilissimo. Oppure a ragione: nella delicata fase dello Scudetto in ballo, il mister ha evidentemente ritenuto opportuno non gettarlo allo sbaraglio. Un’ora scarsa, tanto è durata la sua partita contro i dilettanti trentini. Sufficiente abbastanza, tuttavia, da trarre conclusioni interessanti e positive.

DOTI INDISCUSSE – Di Grassi sapevamo quanta faccia tosta (in positivo, si badi!) mostrasse sul tappeto verde. E del resto ce n’eravamo già accorti in quel freddo pomeriggio di dicembre in cui il Napoli aveva espugnato Bergamo. L’Atalanta aveva dato filo da torcere agli azzurri, e tra gli orobici il 21enne di Lumezzane si era distinto impeccabilmente, sfiorando persino il goal con un tiro da fuori. La personalità è la pietra angolare del suo stile di gioco. Sempre presente nell’azione, soprattutto in fase attiva, perennemente sveglio, lesto nel farsi vedere e chiamare palla. Ma nella prima recita del Napoli 2016-17 l’interessato ha fatto mostra anche di altro: piede fino, oltreché migliorabile, inserimenti offensivi e tagli in diagonale, agguati costanti in area di rigore in attesa di assist da sfruttare con insidiosità. Non con efficacia, almeno rimanendo a lunedì pomeriggio: nella goleada azzurra gli è mancato di poco il successo personale. Si dirà che dinanzi a lui e ai suoi compagni vi era solo un volenteroso sparring partner alla prima sgambata. Eppure ciò non sminuisce l’importanza delle indicazioni derivanti dal primo compito in classe del giovane mediano.

ADESSO TOCCA A SARRI – Fino a ieri si pensava a Grassi come l’ennesimo virgulto acquistato con grandi speranze e poi destinato in prestito al solito club di B. O al massimo alla candidata per la salvezza in A. Ora invece, a giudicare dall’encomiabile impegno profuso in questi giorni a Dimaro, sarebbe un’eresia affermare la teoria dell’addio. E di quanto l’ex bergamasco possa realizzare, oltreché le sue fortune, anche quelle del Napoli, pare se ne sia accorto anche Sarri. Che decedendo dagli integralismi alla voce turnover datati 2015-16, avrebbe la facoltà di regalargli maggior minutaggio e spazio. Nella veste logica e consequenziale, per lui, di vice-Hamsik. Le sue movenze in campo sembrano proprio quelle del capitano: non è un caso se in tempi non sospetti abbia dichiarato di esserne un fervido ammiratore e d’ispirarsi a lui. Oddio, alla mediana partenopea rimane pur sempre l’handicap della mancanza di una figura che unisca qualità e quantità, geometrie e fisico, pennello e bastone. Or bene, Grassi è privo del secondo fattore, ma non del primo. Non è che magari, viste le vacche magre del mercato, la soluzione abbia origine in casa propria? Sarebbe l’ennesimo miracolo. Tecnico. Ed economico, s’intende. 

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