QUEI VECCHI PUNTI DEBOLI OLTRE LA VITTORIA
Ok, il Napoli ha vinto 4-2, è primo a punteggio pieno in attesa della Juve e ha sfatato un altro tabù storico, quello del Chievo. Fin qui nulla da dire, va tutto bene. Anche troppo però, dacché per avere ragione dei gagliardi giovani di Sannino, si sono dovute sudare le proverbiali sette camice. E non perché le congiunzioni astrali si mettono di traverso ogni volta che gli azzurri vanno a casa dei “Mussi volanti”, bensì per il fatto che nell’arco dei 90’, con picchi d’intensità nella prima frazione, sono emerse le prime crepe della Benitez-band. Crepe non dipese dall’allenatore iberico, sia chiaro, ma legate a chi è decisamente inadatto al nuovo progetto tecnico, sia per quel che riguarda la filosofia calcistica dell’ex Liverpool sia per gli ambiziosi obiettivi di crescita prefissati da chi governa il Ciuccio. E’ innegabile che le difficoltà in cui a Verona sono incorsi i partenopei dipendano da quelli che (lo abbiamo sempre detto!) sono, allo stato attuale, gli anelli deboli del collettivo. Per esempio Maggio: impreciso nelle chiusure, lento in fase di rientro dopo aver corso a vuoto nella metà campo avversaria, dormiente in marcatura. Non è un caso se ha aperto la porta a Paloschi in occasione della seconda rete, arrivando in ritardo e facendosi eludere dall’ex milanista, come non è un caso se negli ultimi minuti, benché il Chievo avesse abbassato la guardia, si è lasciato sfuggire almeno tre volte il nuovo entrato Acosty. Per esempio Britos: l’errore di comunicazione con l’incolpevole Reina sull’1-1, conseguente al suo pisolino difensivo, non lo si commette nemmeno nelle scuole calcio del rione. Per esempio Inler: chissà come mai il Napoli ha sofferto le pene dell’inferno in linea mediana, evidentemente ci siamo dimenticati che l’elvetico non ha le doti del metodista. Unico alibi (ma non regge…) la buona organizzazione imbastita da Sannino, abile nello sfruttare le ripartenze sulle fasce, ma anche nel creare densità e pressare alto dalla cintola in su, in modo da sterilizzare il gioco azzurro e costringere a cambiare il copione, soprattutto nel primo tempo: dalla palla a terra ai lanci lunghi di mazzarriana memoria. Un espediente abbandonato solo quando si sono calmate le acque.
E le acque si sono calmate, ringraziando Iddio, grazie agli altri. Ai migliori. Ad Hamsik, uomo ovunque, infaticabile nel essere presente alla manovra e novello salvatore della Patria in fatto di reti. Già quattro in due partite, nella graduatoria dei cannonieri partenopei ha Savoldi nel mirino (e state certi che ora qualche maligno dirà che il Napoli è “Marekiaro-dipendente”…). A Callejon, incursore mai stanco, imprevedibile nei cambi di direzione e pronto all’appuntamento col goal da opportunista d’area, lui che in fondo è solo un trequartista esterno. A Insigne, che magari non corre sempre allo stesso modo, e talvolta s’incarta, però imbrocca sempre i passaggi giusti: lo scarico per Hamsik (1-0), l’innesco per Inler (3-2) e la palombella alla Gianni De Magistris precisa nel pescare Higuain. Eccolo, Gonzalo, al suo primo centro. Va elogiata la sua prova: goal a parte, dà l’impressione di aver assimilato a memoria i movimenti richiestigli da Benitez, cercando di trovare gli spazi per farsi trovare libero e giocare di sponda per i colleghi di reparto. Non sempre è vicino alla porta, ma al momento opportuno cerca di sfruttare gli inviti dei compagni, e se non gli va bene è perché i passaggi che riceve spesso mancano di precisione. Un po’ più dietro Behrami non sbava mai. Un po’ più dietro ancora se l’è cavata il solo Albiol, unica nota lieta di una difesa che va assolutamente puntellata.
Ci sarà la sosta, ora. E di certo Benitez non si lamenterà, a differenza di qualcun altro, se i suoi ragazzi dovessero tornare un po’ stanchini dagli impegni con le Nazionali. Ma le quattro pappine rifilate al Chievo non possono stimolare alla tranquillità assoluta, né far dormire sogni molto tranquilli ai tifosi. Alla fine del mercato estivo, togliendo la domenica, manca solo un giorno, ed è assai difficile acchiappare un last minute al volo, acquistando un difensore di spessore ed esperienza e un mediano capace di mettere ordine nel punto nevralgico del campo. Perché questa mossa non è stata messa a segno prima, tipo un mese o al massimo 15 giorni fa? Se il mister ha fatto delle richieste (com’è ovvio che sia stato) perché, almeno finora, non è stato accontentato? Aspettiamo la mezzanotte del 3 Settembre prima di emettere il giudizio, sebbene già sappiamo che il tempo stringe e che gli sperati rinforzi potrebbero non arrivare. Confidiamo nella bravura dell’allenatore e nella sua capacità di inventarsi qualcosa, tipo schierare Albiol come centrocampista, visto che ha i piedi buoni. Ma minuti sofferti, come quelli vissuti al Bentegodi, non li rivorremmo vedere. I retaggi del passato ci fanno troppa paura.
