ASSENTI AL BARBERA, IL TRAGUARDO CHAMPIONS VA DIFESO A DENTI STRETTI

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Un Napoli troppo bello per essere vero in questo campionato straordinario ed un Napoli che s'inceppa nel momento culminante: questa è la sintesi a doppio volto di una stagione che ha scavalcato ogni aspettativa e rimanda a data da destinarsi (si spera non molto lontana) il raggiungimento di un traguardo storico. Il Napoli visto oggi al Barbera è l'antitesi di quel concetto di squadra, organizzata e compatta, che ha stupito l'intero mondo calcistico, mettendo in discussione prepotentemente il primato rossonero. Proprio i rossoneri possono beneficiare di questo passo falso degli azzurri e vedersi catapultati verso l'obiettivo tricolore, mentre al Napoli risulta più chiara la consapevolezza di pensare esclusivamente all'Europa che conta. Quella di Palermo non è solo una sconfitta che infrange ufficialmente il sogno scudetto (ora lo si può nominare) ma rappresenta il prolungamento di un tabù che dura da ben 43 anni e mai in questo campionato il Napoli è riuscito a perdere due volte consecutive. Il vantaggio momentaneo fissato solo dopo due minuti di gioco su rigore da Cavani non è stato minimamente confermato anzi nell'economia della partita rappresenta quasi un dato insignificante (buono solo per lo score personale del Matador a quota 26 gol). Il Napoli non trova la tanto attesa reazione simultanea dopo la battuta d'arresto contro l'Udinese e sembra che abbia invertito il suo ruolo con il Palermo, che ha dimostrato di avere più freschezza e motivazione, pur avendo speso energie importanti in coppa Italia contro il Milan. Teoricamente l'ago della bilancia doveva tendere a favore del Napoli, che a tratti è stato anche rinunciatario e molle nei confronti di un Palermo, che ha ha saputo gestire la gara facendo valere le proprie motivazioni come elemento di superiorità, oltre a godere di una forma straordinaria dei singoli (in special modo Balzaretti e Nocerino). E' stata sotto tutti i punti di vista una squadra vivace ed incisiva, che nel secondo tempo avrebbe potuto chiudere i conti molto prima del fischio finale se i suoi attaccanti (prima su tutti Hernandez) non avessero sbagliato clamorosamente occasioni ghiottissime. Al Palermo va il merito di aver vinto una partita dando quindi un senso maggiore e dignitoso al suo campionato non esaltante, mentre al Napoli è ascrivibile il demerito di non aver saputo almeno trovare la via del pareggio per il rafforzamento della posizione in classifica (avrebbe guadagnato così almeno un punto sulle inseguitrici perdenti Lazio ed Udinese). Una sconfitta agrodolce da cui possono essere tratti anche aspetti soggetti ad una valutazione positivistica: ora le pressioni diminuiranno e si affievoliranno notevolmente  perchè, accantonando il “sogno proibito”, l'unica cosa che il Napoli deve saper dimostrare è di raggiungere il coronamento di una stagione altisonante. Obiettivamente la sconfitta potrebbe anche starci su un campo così ostico ma occorre che, dalla prossima partita contro il Genoa, le forze nervose vengano selezionate, ricompattate e gestite da Mazzarri, lui che è stato sempre definito un grande motivatore, per far sì che il “vero obiettivo” Champions diretta non tardi ad arrivare.

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