EMERGENZA INFORTUNI: VIAGGIO NELL’INFERMERIA AZZURRA

Il Paron Nereo Rocco, padre del catenaccio all'italiana, era solito dire ai suoi difensori di colpire tutto quello che si muoveva sull'erba, pazienza se la palla. Una citazione vecchia di una cinquantina d'anni, eppure quantomai attuale, se è vero che negli ultimi tempi si è registrato un aumento dell'incidenza traumatica negli infortuni dei calciatori. Non l'unica causa della moria che sta riducendo all'osso le rose di mezza serie A, Napoli compreso, però. E' difficile sbrogliare una tale matassa, soprattutto se sono gli stessi staff medici, il più delle volte, a non concordare tra di loro. La materia si presenta come un autentico campo minato in cui, non appena trovi una argomentazione valida a supporto di una tesi, ne sbuca subito un'altra altrettanto credibile ma di segno diametralmente opposto. Come spesso accade, la spiegazione più logica si trova nel mezzo e non negli estremi. Ascoltando tutte le campane abbiamo osservato, da profani della materia, che una serie di concause ha portato il calcio, ed il Napoli in particolare, a tale emergenza. Sono oltre di trenta, infatti, gli acciacchi, più o meno gravi, patiti dagli azzurri nell'arco della stagione. Ma anche formazioni maggiormente attrezzate come Milan, Juventus ed Inter si sono ritrovate in situazioni di estrema emergenza, in più di un'occasione. Il perchè va ricercato nelle nuove metodologie di allenamento, nelle innovazioni tecnico- tattiche e nel continuo, ed allo stesso tempo esponenziale, aumento della velocità di gioco. Senza dimenticare una piccola percentuale di casualità, di infortuni che si verificano in modo assolutamente fortuito.

 

La stagione degli incidenti di casa Napoli si è aperta ufficialmente il 9 luglio a Jennersdorf, nel corso del ritiro in vista della partecipazione all'intertoto, con lo stiramento di Mannini al retto femorale del quadricipite sinistro, in seguito ad un'elevazione. Il classico accidente, che capita quando i muscoli non sono ancora ben oleati, rientra però in una casistica interessante. Basta consultare la letteratura in materia per rendersi conto che i traumi da gioco "aereo" hanno un'incidenza piuttosto alta. Il caso di Mannini rientra nel più grande gruppo dei traumi senza contrasto. Nella stessa famiglia trova spazio anche Santacroce, vittima di una distrazione al retto femorale appena due settimane dopo. Non è una casualità, a livello generale, il netto incremento degli infortuni in allenamento a seguito di traumi con e senza contrasto. La motivazione va ricercata in una cura sempre più maniacale dei dettagli e la riproposizione, nelle esercitazioni settimanali, delle situazioni di gara con le medesima intensità e lo stesso vigore fisico. Emblematico, in tal senso, è l'infortunio di Datolo del 5 marzo: distorsione alla caviglia per una botta subita in partitella. Più del 90% dei traumi alla caviglia, non a caso, rientra nella casistica della distorsione.

 

Particolare attenzione merita la frattura al metatarso che costringerà Garagano ad una degenza di circa tre o quattro mesi. La patologia da sovraccarico funzionale (più semplicemente chiamata frattura da stress) fino a pochi anni fa, infatti, non veniva nemmeno menzionata, in letteratura, da chi si occupa di traumi del calcio mentre oggi, grazie anche ai miglioramenti in campo diagnostico- strumentale, costituisce una voce sempre più ricorrente tra i calciatori (vedi anche Sissoko). Il trauma si produce a causa del continuo impatto con il terreno di gioco che crea uno stress meccanico reiterato alle piccole ossa del piede. Il dolore può sorgere improvvisamente oppure -ed è il caso di Gargano-  essere preceduto da due o tre settimane di fastidio intermittente, che si manifesta durante l'attività fisica e cresce gradualmente di intensità. Conoscendo l'immensa mole di partite disputate dal motorino uruguaiano, forse un po' di riposo avrebbe potuto scongiurare questo particolare incidente. Lo stesso tipo di infortunio, però, può essere catalogato anche sotto la voce casualità. Basti ricordare un altro uruguagio, Mariano Bogliacino, vittima il 28 luglio contro il Panionios della stesa frattura al metatarso, dopo un normalissimo scontro di gioco. La sua lesione rientra nella famiglia dei traumi da contrasto a terra. L'incremento degli infortuni in allenamento, come precedentemente ricordato, non ha infatti avuto come logica conseguenza una diminuzione di quelli nel corso delle partite ufficiali. Tutt'altro. Le innovazioni tecnico- tattiche, unite all'esplosione fisica dei giocatori, continua a causare gravi incidenti nel corso dei novanta minuti di gara. L'utilizzo di squadre sempre più corte e raccolte ed un pressing oltremodo aggressivo aumentano a dismisura le possibilità di contatti violenti. Nel Napoli Lavezzi è sicuramente uno dei giocatori più a rischio da questo punto di vista. Finora se l'è cavata con una distrazione di primo grado al legamento collaterale mediale, del 20 settembre scorso, dopo averle prese di santa ragione dai portoghesi del Benfica. Tale lesione si verifica, la maggior parte delle volte, per contatto diretto e, fortunatamente, non richiede alcun intervento chirurgico ma una terapia conservativa. Peggio è andata a Maggio, vittima della rottura del legamento crociato anteriore, che lo ha costretto ad andare sotto i ferri e lo terrà lontano dai campi per sei mesi. Il ginocchio è difatti l'articolazione più frequentemente coinvolta e la rottura del crociato rimane, purtroppo, la lesione maggiormente riscontrata tra i calciatori. Un caso concreto ma sottovalutato, a tal proposito, riguarda anche la sollecitazione provocata dagli scarpini da gioco. In un periodo storico caratterizzato dal bombardamento di pubblicità e marketing, infatti, le maggiori aziende tendono a produrre calzature dal design sempre più accattivante che favoriscono una maggiore aderenza al terreno di gioco ma, allo stesso tempo, espongono il ginocchio ad una crescente vulnerabilità.

 

Difficile, infine, dare una spiegazione logica al contemporaneo infortunio dei tre portieri azzurri che ha costretto Reja a schierarne un quarto, il giovane Sepe a Firenze, e la società tesserarne un quinto, l'ormai quarantenne Luca Bucci; visto che ci troviamo di fronte a tre malanni totalmente differenti. Le noie muscolari di Gianello e Navarro non hanno nulla a che vedere con la sfortunata e complicata situazione di Iezzo, vittima della stessa protrusione discale che sta facendo dannare pure due campioni come Buffon e Nesta. Si tratta di una degenerazione del disco intervertebrale. La perdita di consistenza non gli permette di ammortizzare i carichi delle vertebre e, deformandosi, va ad occupare spazi non dovuti, generando quel dolore che sta affliggendo da tempo il portierone azzurro. Un malanno difficile da curare che, nella forma più acuta, può portare anche all'ernia del disco. Gli sconguri sono d'obbligo e una qualsiasi previsione quantomeno azzardata.

Translate »