I 60 ANNI DI RUDI KROL

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Quando nel 1981 ci fu il referendum sull’ aborto, gli anti – non nascituri napoletani amavano far circolare una battuta : “ E se la madre di Krol avesse abortito ? “. Che giocatore inimitabile era l’ olandese, capace di effettuare lanci al bacio stile  Suarez della grande Inter da 40 metri, come di aggirare con eleganza l’ attaccante lanciato al gol , senza ricorrere mai ( o quasi ) alle maniere forti, ma capace pure, in un’ epoca in cui i cambi di ruolo non erano frequenti come oggi, di passare da terzino a libero, mantenendo inalterato il suo ineguagliabile talento, accoppiato ad un rendimento sempre di alto livello. Ed ancora oggi, che fa l’ allenatore in giro per il mondo, non dimentica mai di controllare la domenica attraverso internet il risultato del “ suo “ Napoli. Nato esattamente sessant’ anni fa ad Amsterdam ( 24 marzo 1949 ), muove i primi passi nelle giovanili dell’ Ajax, compiendo tutta la trafila nelle squadre giovanili, arrivando ad esordire fra i “ grandi “ nel 1968. Vestirà la casacca biancorossa sino al 1980, contribuendo insieme a Cruyff, Neeskens, Surbier, Hulsoff e Rep, alla costituzione di un roster da leggenda, vincitore di ben tre coppe dei campioni consecutive dal 1971 al 1973, oltre a svariati titoli nella madre patria, alimentando così  pure il mito della grande Olanda, fermata soltanto in finale ai mondiali del 1974 dalla Germania di Beckenbauer. Ma negli occhi dei tifosi di tutto il mondo, i vincitori morali erano loro, gli “ orange “ inventori del calcio totale, ancora oggi ricordati come i capostipiti di una scuola che in Italia ha visto Arrigo Sacchi come il suo profeta.

Quando 4 anni dopo nei mondiali disputati in Argentina, l’ “ arancia meccanica “ fu battuta nuovamente all’ ultimo atto dai padroni di casa capeggiati da Mario Kempes, causticamente Krol, a chi gli chiedesse cosa mancasse all’ Olanda per poter finalmente vincere la coppa, rispose : “ Organizzarla “, dimostrando così di aver capito tutto del mondo del calcio, e forse della vita. Nel 1980 attraversa l’ oceano per approdare in Canada al Vancouver, ma la testardaggine di Antonio Iuliano lo convinse a lasciare quell’ esilio dorato, convincendolo a vestire la maglia azzurra, e lui, da quel fine stilista che era, riuscì a trascinare una squadra poco più che discreta, addirittura alle soglie dello scudetto. Affinché i più giovani possano rendersi conto di quel che rappresentasse il nome di Krol, basti pensare che al suo arrivo piombarono a Capodichino ben diecimila tifosi, e furono immediatamente sottoscritti abbonamenti per la bellezza di trecento milioni ( di lire ovviamente…). Al Napoli resta sino al 1984, per poi concludere la sua ineguagliabile carriera in Francia al Cannes. Appese le classiche scarpette al chiodo, ha intrapreso con alterne fortune la carriera di tecnico, spaziando dal Belgio alla Svizzera, dall’ Egitto al Sudafrica, dove attualmente siede sulla panchina degli Orlando Pirates. E’ stato pure allenatore in seconda sia dell’ Olanda che dell’ Ajax, senza però arrivare ad esserne il primo. Rudy Krol : un nome, una leggenda !     

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