Tatticamente – La difesa consola un attacco stanco: Albiol e Koulibaly annullano Icardi
Il Napoli rimane all’asciutto. Una notizia lo 0-0 – sempre al “San Paolo”, contro la Dinamo Kiev, l’ultimo precedente datato quasi un anno fa -; una rarità che non vada in gol: non accadeva dallo scorso febbraio – ko interno con l’Atalanta. Ci è andato vicino con l’Inter – intendiamoci, eh -, se non fosse stato per un Mertens appannato – in campionato, non segna su azione dalla magia con la Lazio, praticamente da un mese – e per un super Handanovic, un fuoriclasse che non si limita a “parare”, fa di più, compie autentici miracoli. Davanti, qualcuno sembra abbia bisogno di rifiatare – il doppio impegno comincia a pesare sulle gambe e nella testa soprattutto -, ma tant’è. La panchina non offre granché come rincalzi: Giaccherini non ha il giusto passo per tenere il ritmo delle giocate ‘sarriane’, Ounas è ancora un “ragazzino” (cit.), Rog sarebbe il jolly ideale ma il tecnico non lo vede. Un leggero calo fisiologico: e in questi casi, è evidente, a pagarne le conseguenze sono quasi sempre gli attaccanti, o in generale quelli che corrono, scattano, accelerano di più. Non i difensori, invece, in particolar modo i due centrali: è un lavoro d’attenzione, d’applicazione, d’osservazione, di posizione, il loro; poco di chilometri percorsi. Eppure Albiol e Koulibaly non avevano di certo l’impegno più agevole della serata: di fronte c’era un cliente scomodo come Icardi, non l’ultimo dei centravanti, uno che s’alimenta d’area di rigore. Ma non solo lui. Spalletti, pur badando innanzitutto a non prenderle, a tratti se li è giocati gli assi migliori: Vecino ha seminato il panico con i suoi inserimenti – puntualmente sventati, talvolta anche per il rotto della cuffia; le galoppate degli esterni – alti e bassi – per limitare quelle dei rispettivi dirimpettai.





