Tatticamente – Gattuso le sta sbagliando tutte

Ancora una volta i fatti danno torto a Gennaro Gattuso. E non lo diciamo noi o qualcun altro; non sono opinioni personali. Lo ha decretato, severamente, il terreno di gioco di Fuorigrotta. E non ci riferiamo nemmeno al risultato, ma ad un episodio in particolare, che aveva persino indirizzato la partita a favore del Napoli: l’ingresso di Petagna e il gol, che poteva essere della vittoria, arrivato dopo soli pochi minuti. È in quel preciso momento che crollano inesorabilmente tutte le certezze di Gattuso e la conseguente leggenda dei trenta tiri in porta. Di questi, infatti, soltanto uno ha permesso al Napoli di segnare, ed è accaduto quando in campo è entrato uno che è pagato proprio per quello: il centravanti. Petagna doveva riposare, ha detto Gattuso: questo, allora, spiega il fatto che la scelta dell’allenatore di puntare su Lozano falso nueve non fosse nemmeno dovuta ad una logica tecnico-tattica, volta a sfruttare la maggiore velocità del messicano per attaccare la linea alta della difesa di Italiano, ma scopriamo avere una motivazione esclusivamente legata al turnover. Non è apparsa, oggettivamente, una decisione azzeccata, ed oramai sta capitando troppo spesso vedere il tecnico di una grande squadra sbagliare il piano gara. Si parla tanto del famoso “approccio alla partita” dei calciatori; si tende spesso ad addossare tutte le colpe ai singoli, ai gol falliti da Tizio piuttosto che al mancato miracolo di Caio. Ma se c’è una persona che sta sbagliando completamente la preparazione delle partite quella è Gennaro Gattuso. Avesse giustificato l’impiego di Lozano con argomentazioni meramente di carattere tattico, avremmo anche potuto dargli ragione: almeno avremmo apprezzato lo sforzo di un allenatore, capace di studiare prima e leggere poi una partita contro avversario, come lo Spezia, che effettivamente ti concede il lusso di giocare senza un vera e propria punta, attaccando spesso la profondità con un uomo più brevilineo e meno strutturato fisicamente. Ma sentirsi dire che l’unico centravanti di ruolo disponibile deve riposare dopo una sosta di campionato e con il rientro di Mertens in vista, onestamente fa anche un po’ sorridere e denota quanta confusione regni, in questo momento, attorno alla guida tecnica. Nel primo tempo, per le tante occasioni da gol create dal Napoli, l’assenza di Petagna non si è poi sentita così tanto. Tant’è che gli azzurri avrebbero potuto sbloccare il match sin dopo pochissimi istanti, con Insigne che ha ciccato malamente il pallone a tu per tu con Provedel. E poi ancora con Insigne, un altro paio di volte, avrebbe potuto addirittura raddoppiare e chiudere la pratica già nell’arco dei primi 45 minuti. Così non è stato, come al solito il Napoli ha cominciato ad innervosirsi, lo Spezia ha preso fiducia e pian piano, a cominciare dalla ripresa, da quando ha osato alzare un po’ il baricentro, pressare più in alto, ha messo in difficoltà la retroguardia partenopea. Nel secondo tempo, infatti, le occasioni da gol del Napoli non sono state tantissime: una conclusione di Petagna, il gol e poi il disperato assalto finale che ha prodotto un tiro in curva di Elmas. Nel mezzo, la lucidità dello Spezia di punire gli sprechi del Napoli non appena ha avuto la possibilità di arrivare in area di rigore. È lì, come oramai vi stiamo raccontando da diverso tempo, che il Napoli perde le partite. Sia nell’area avversaria, dove o segna col contagocce o comunque fa una fatica bestiale a sbloccare o chiudere le partite, sia nella propria, dove si fa spesso uccellare o al primo tiro in porta avversario o alla minima ingenuità difensiva. È accaduto col Sassuolo ancora una volta in casa, ma anche a Milano con l’Inter, dove probabilmente il Napoli ha messo fine alle sue ambizioni scudetto: alla prima, timida iniziativa avversaria la squadra di Gattuso si scompone troppo facilmente, non riesce a stringere i denti e finisce per regalare inutili rigori che rovinano le partite.

Sta diventando un leitmotiv la conta del numero dei tiri in porta del Napoli. Un dato che, però, andrebbe scorporato con estrema attenzione e soprattutto onestà intellettuale, a cominciare dagli allenatori. Ma cos’è il “tiro in porta”? Lo dice l’espressione stessa: è una conclusione ‘verso’ lo specchio. Quella di Insigne, per esempio, arrivata al termine dell’azione evidenziata in questo fotogramma non è un tiro in porta. E’ un tiro fuori, molto semplicemente. Né Provedel né un palo o una traversa vengono mai colpiti dal destro del capitano del Napoli. L’azione è bella ma è l’unica veramente pericolosa di tutto il primo tempo e soprattutto non è mai stata ripetuta nel corso della partita. Lo Spezia, infatti, è una piccola atipica da questo punto di vista: gioca a pallone, spesso anche dal basso e con qualità; non fa le barricate e non è venuta a farle nemmeno a Napoli, almeno non nei primi minuti. Il Napoli, però, nonostante avesse schierato tutti giocatori, centravanti e trequarti compresi, veloci e dal passo rapido, ha impensierito troppe poche volte la difesa ligure con azioni corali (e non frutto di una giocata estemporanea, come il tiro a giro di Politano, o di un suicidio del portiere, come la palla persa da Provedel). Questo denota una scarsa organizzazione complessiva, un aspetto che sta diventando sempre di più un problema, anche e soprattutto in relazione alle contendenti per un posto Champions: l’Atalanta è tornata a viaggiare su medie realizzative molte alte, la Roma sta ingranando marce molte alte, quasi da scudetto, le milanesi sono irragiungibili e la Juventus ha un organico superiore. Al Napoli, in questo momento, stanno mancando sia un’organizzazione di gioco degna di nota che un cecchino in area di rigore, un leader tecnico, uno che risolva anche le partite che diventano complicate.
Al di là di qualche sporadica, casuale iniziativa individuale, il Napoli ha cominciato a dare la netta sensazione di poter far gol soltanto quando è entrato in campo Petagna. Non che l’ex Spal sia un fenomeno, tutt’altro, ma perlomeno ha messo nelle condizioni anche quei compagni meno ispirati, come Insigne e Lozano, di rendersi più pericolosi attraverso un assist piuttosto che con la finalizzazione, non sempre il loro pezzo forte (specie di Insigne). Oltre al gol, Petagna ha lavorato per la squadra, consentendo al Napoli di riempire meglio l’area e favorendo anche le sovrapposizioni degli esterni bassi. Come in occasione del momentaneo 1-0: azione avvolgente, a un certo punto sbuca Di Lorenzo che serve un pallone facile facile per il numero nove. Petagna, poi, poteva essere decisivo anche nel finale, quando ha procurato l’espulsione di Ismaily: insomma, senza strafare ma posizionandosi spesso al posto giusto nel momento giusto e trasformando almeno un’azione in gol, ha impensierito lo Spezia molto di più di quanto non avessero fatto, precedentemente, i suoi compagni.
Concludiamo con le note paradossalmente più dolenti della serata: l’approssimazione difensiva del Napoli. Sì perché in una squadra che non segna c’è persino un altro problema da risolvere; come se non bastasse la sterilità offensiva, s’aggiunge anche una fase difensiva che dovrebbe seriamente cominciare a preoccupare la guida tecnica. Il Napoli, non solo segna raramente, ma non difende nemmeno con attenzione. Questo Napoli di Gattuso non sa fare quasi nulla veramente bene, nemmeno difendere contro una neopromossa. Guardate la posizione di Mario Rui in occasione della rimonta dello Spezia: è in netto vantaggio su Nzola che aveva vinto il duello con Maksimovic. E’ la classica diagonale difensiva che spetta al terzino; una circostanza piuttosto semplice per intervenire tempestivamente: Mario Rui è l’unico della linea difensiva a non essere coinvolto nell’azione, cioè l’unico che non ha altri ‘pensieri’ per la testa se non quello di osservare l’evolversi della stessa e farsi trovare pronto appena chiamato in causa. Invece si ferma, immobile, e non segue lo scatto in profondità di Nzola, uno specialista in questo fondamentale: ovviamente arriverà in ritardo e non farà in tempo ad ostacolarne la corsa. Per sua fortuna, inoltre, Mario Rui si trova anche più avanti di tutti gli altri difensori, ivi compreso Nzola: nemmeno un vantaggio così netto gli è servito per annusare il pericolo ed evitare la sconfitta. Il Napoli di Gattuso sta dunque peggiorando: non na sa né attaccare e, soprattutto, segnare con continuità, ma non sa nemmeno più difendere come l’anno scorso. Eppure nel calcio le uniche due cose che contano sono le due fasi, quella fase offensiva e quella difensiva: ebbene, il Napoli di Gattuso non sa fare bene né l’una né l’altra.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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