Tatticamente – Ancelotti non sta facendo la differenza

Ancelotti deve correre al più presto ai ripari. La sua squadra, così com’è, rischia di prendere imbarcate da chiunque. 7 gol in due partite, senza contare tutte le altre occasioni lasciate a Fiorentina e Juventus. Ancelotti rischia di commettere un grosso errore di presunzione: il tecnico è convinto di avere un attacco atomico e delle individualità in grado di poter risolvergli le partite in qualsiasi momento (e in parte sono considerazioni corroborate da fatti: anche a Torino, per poco non portava a casa un prezioso pareggio dopo una clamorosa rimonta, grazie alla forza dei singoli). La stagione è agli albori ed ha tutto il tempo per rimediare strada facendo: è chiamato a raggiungere un solo obiettivo, raddrizzare questa squadra. È una confusione tattica, ma non legata ai moduli: può sembrare un paradosso. Ci rifiutiamo di credere che la differenza tra primo e secondo tempo sia riconducibile solo ad un avvicendamento di sistemi peraltro piuttosto simili tra loro. Tra 4-2-3-1 e 4-4-2 l’unica differenza è nella fase di possesso: nel primo caso gli esterni di centrocampo sono degli attaccanti aggiunti; mentre in quella di non possesso, anche quando si parte 4-2-3-1, il Napoli si mette 4-4-2 arretrando gli esterni sulla linea dei mediani. Cambiano le caratteristiche degli interpreti: la sostanza sono loro. Lozano non è Fabian, il messicano corre il doppio dello spagnolo che nel ruolo del trequartista non è più proponibile: ha un passo cadenzato, ha bisogno di vedere campo. Il calcio è semplice e non esistono maghi che debbano reinventarlo: i centrocampisti facciano i centrocampisti, gli attaccanti facciano gli attaccanti. Ristabiliamo il calcio a Napoli in una dimensione di normalità. Ad Ancelotti lasciamo la sua idea: la duttilità è un valore, non diventi un limite. Ma di Ancelotti c’è da fidarsi: è stato il primo a riconoscere le difficoltà allo Stadium e ad ammettere che anche un eventuale pareggio non sarebbe stato giusto. Per un’ora il Napoli ha sofferto il pressing della Juventus e la superiorità numerica a centrocampo, emersa ulteriormente a causa delle scarse attitudini di Zielinski a sacrificarsi sugli inserimenti di Matuidi e del deficitario momento di forma di Allan che tra tutti i centrocampisti centrali a disposizione di Ancelotti sembra quello più in difficoltà a trovare gli equilibri. Non è da escludere che il brasiliano soffra il fatto di essere l’unico interditore e di dover correre per sè e per i compagni: con Sarri era abituato ad affidarsi alla straordinaria intelligenza posizionale di Jorginho, bravo a leggere in anticipo, prima degli altri, le giocate degli avversari; il suo unico compito era quello di cominciare il primo pressing per cercare di recuperare il pallone il prima ed il più in alto possibile. Ancelotti sta pensando di voler ampliare le capacità dei suoi singoli giocatori, chiedendo loro qualcosa che non hanno mai fatto. È una gran bella scommessa la sua: la seconda consecutiva, dopo che la prima l’ha parzialmente fallita. Lavori ancora in corso, ma l’aggravante è che il gruppo è rimasto sostanzialmente lo stesso ed il Napoli per ora non riesce a sfruttare l’enorme vantaggio competitivo che a bocce ferme avrebbe dovuto vantare sulle avversarie – tutte – che in estate hanno cambiato guida tecnica: al pari di esse, pure il Napoli sembra una squadra al primo anno con un nuovo allenatore; non c’è, non si vede la mano di Ancelotti, che è qui da 15 mesi. Al netto d’una condizione approssimativa, che però è un problema di tutti – è bene precisarlo perché non diventi un alibi -, la verità è che il Napoli presenta una fase difensiva approssimativa da almeno venti partite ufficiali, se vi aggiungiamo il girone di ritorno dello scorso campionato. E nonostante un percorso fisiologico di conoscenza e crescita (che ci s’aspettava) e un altro ritiro, Ancelotti non riesce a condurre il Napoli entro degli standard di rendimento ottimali. Il Napoli è lento a posizionarsi quando ripiega perché sbaglia i tempi del pressing o copre male gli spazi tra i reparti, che dunque si presentano lunghi e sfilacciati. In più, Manolas e Koulibaly, la coppia alla quale erano stati affidati i salvataggi miracolosi per consentire alla squadra di essere maggiormente offensiva e di sbilanciarsi con più uomini in appoggio alle azioni d’attacco, non sono ancora affiatati e si “copiano” a vicenda: entrambi aggrediscono l’uomo invece di dividersi i classici compiti di marcatura e copertura, di “regista” difensivo e libero.

Troppa libertà per Matuidi di penetrare e servire a Higuain l’assist per la rete del raddoppio. In tre su di lui: il meno responsabile è Di Lorenzo che era andato ad accorciare su Alex Sandro e se lo ritrova alle spalle. Zielinski ha la colpa numero uno, quella di non reggere il passo del francese che gli scappa via. Inoltre Manolas prova a chiudere, ma è molle nell’intervento. Matuidi non è certamente uno dei giocatori più pericolosi della Juventus, però ha la forza fisica che manca al Napoli a certi livelli: in area due bianconeri contro gli altri due difensori azzurri. Sarri attacca in massa, con entrambe le mezzali (Khedira fa il centravanti aggiunto vicino a Higuain): capisce che il Napoli di Ancelotti ha perso gli automatismi del “suo” Napoli e se in questo momento viene aggredito al limite, e all’interno, della propria area di rigore va in affanno.

 

Al netto del calo nel finale, la Juventus comincia a seguire le direttive di Sarri. Uno dei must del toscano è la pressione alta dopo aver perso palla sulla trequarti. Il Napoli esce male dal basso e perderà il pallone del 3-0 di Ronaldo. Il Napoli deve ritrovarla questa specialità: non è possibile che Ancelotti sia arrivato per cancellare un marchio di fabbrico che aveva reso il Napoli la squadra più sexy al mondo per la bellezza dei disimpegni da dietro, che gli permettevano di scavalcare le prime linee con pochi e semplici passaggi corti. Anche con Ancelotti il Napoli non rinuncia al palleggio, però i risultati non sono gli stessi: per evitare di lanciare lungo (non avrebbe nemmeno senso, in assenza d’un ariete che proteggerebbe palla), il Napoli prova ad emulare (o scimmiottare?) un Napoli che non c’è più. Un Napoli che non ha più il metodista davanti alla difesa, che in sostanza non ha più Jorginho, ossia un uomo d’ordine che riceva i palloni che scottano. Come questo che sta cercando di gestire Di Lorenzo: è circondato da quattro juventini, non sa che fare; sono tutti pressati, l’unico che cerca di smarcarsi è Allan che gli viene incontro, ma Matuidi è un moto perpetuo e non gli lascia un centimetro.

 

Remake del film di Firenze: la Juventus va avanti di due gol, tira un po’ i remi in barca aspettando le mosse del Napoli; cambia il corso della partita, naturalmente. E si rivede – dicevamo – il film del Franchi: gli eventi negativi costringono il Napoli a fare la gara e a trovare inevitabilmente delle alternative tattiche. Qui Insigne si mette in proprio, prova a scuotere i suoi prendendosi la responsabilità di ricevere da Koulibaly la prima verticalizzazione, quella che dà l’avvio all’azione: lascia l’intera corsia a Ghoulam, che però non aveva la gamba per affondare, e viene dentro al campo a costruire gioco. Nel secondo tempo, Ancelotti ha ritenuto che le squadre potessero allungarsi e che quindi da quel lato servisse uno scattista come Zielinski, che quando è libero di portar palla può sciogliere la sua tecnica e diventare esplosivo.

 

Lozano ha subito dimostrato che può ricoprire tutti i ruoli dell’attacco. In particolare uno, quello del finto centravanti: ha i tempi dell’attacco alla profondità e alla porta, e la freddezza del bomber che suggerisce a Zielinski dove vuole il pallone e non si “emoziona” davanti a Szczesny. Complici le maglie larghe dei difensori della Juventus, il messicano mostra rapidità e scaltrezza: caratteristiche assenti nell’intero reparto offensivo. Può essere un spina nel fianco nei secondi quaranticinque minuti, per la sua capacità di impattare con determinazione e sfruttare la stanchezza degli avversari. Con Mertens forma una coppia leggera ma ideale per il calcio immediato di Ancelotti.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

Translate »